Ponte Morandi, comunicazione sbagliata di Autostrade


Il crollo del ponte Morandi non è stato un evento disgraziato e inevitabile della natura, come un terremoto o uno tsunami. E’ stato un evento imputabile a negligenza o incapacità dell’uomo, e cioè delle persone, che, a vario titolo, nella società concessionaria, controllata dalla galassia Benetton, avrebbero dovuto occuparsene. Per questo, il Paese è sbigottito e costernato.

La società concessionaria, invece di cospargersi il capo di cenere, ha adottato una immediata attività difensiva tramite una strategia di comunicazione (secondo noi, sbagliata), affidata a giornali amici (quasi tutti) e testimonials di favore, e ha aspettato di consultare gli avvocati (vari giorni dopo il fatto) per metterci la faccia, consapevole che dovrà rispondere in sede civile, risarcitoria, dei danni miliardari provocati, salvo rivalsa nei confronti di altri soggetti corresponsabili. I Benetton se la sono cavata con uno scarno comunicato e la matriarca non ha rinunciato alla festa di Ferragosto, giustificata, dopo le legittime proteste, come occasione celebrativa del fratello scomparso a luglio.

Non sono ancora emerse le circostanze specifiche della privatizzazione del servizio Autostrade, sostanzialmente consistente in una rendita elargita dal Parastato proprietario al Gruppo Benetton, tramite discutibili operazioni a leva finanziaria, ma il confronto tra i ricavi miliardari e il margine lordo miliardario (il 50 per cento circa) è imbarazzante, rispetto alla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria e ai pedaggi, cresciuti esponenzialmente, come ulteriore dono della politica, dimentica dei suoi compiti.

Il Gruppo non ha impiegato alcuna capacità particolare nell’attività di impresa, visto che il patrimonio autostradale è stato consegnato già fatto, ha incassato la rendita (a fronte di un prezzo esiguo) e corrisposto consistenti dividendi ai soci, per anni, fino al crollo del ponte. Ora, una parte di quella rendita dovrà tornare al Paese, ha dichiarato il premier Conte: vari miliardi. Ma gli investimenti consistenti, effettuati dal Gruppo, nel corso degli anni, nei giornali e nelle relazioni professionali, hanno dato i loro frutti.

I giornali, fin dal primo momento, hanno evocato lo spettro della frattura sociale, come se gli obblighi risarcitori pretesi dal Governo a carico della società concessionaria siano una cattiveria e non l’esercizio di un preciso dovere istituzionale, tentando di spalmare le responsabilità perfino sul Ministero concedente, come se il potere di controllo sulla manutenzione equivalga alla certificazione contabile della validità del servizio.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha scritto una lettera che poteva risparmiare ai lettori del Sole 24 Ore, Oliviero Toscani ha parlato della cattiveria degli italiani (impoveriti anche dalle operazioni di dissoluzione dell’economia statale, come questa di Autostrade), Galli Della Loggia ha detto in Tv che gli italiani hanno la rappresentanza politica (e quindi le disgrazie) che si meritano (provocando lo sdegno del padre di una delle vittime che ha lasciato la trasmissione in cui era coraggiosamente intervenuto), gli esponenti del Pd, consapevoli che si arriverà a parlare delle modalità di privatizzazione decise dalla nebulosa rappresentata dal Governo D’Alema, hanno evocato l’unità nazionale (con oneri a carico dei cittadini, naturalmente) e Anna Maria Bernini, in soccorso del “primato” della politica, a nome di Forza Italia (che ormai riscuote nei sondaggi consensi da prefisso telefonico), ha prospettato l’esigenza di una commissione parlamentare sull’ “urgenza” dei lavori pubblici (destinata all’inconcludenza).

Solo il Governo, a cui – come è noto ai nostri lettori – non risparmiamo le critiche che riteniamo dovute, ha mantenuto la barra dritta sulla responsabilità della società concessionaria e sulla urgenza della riparazione dei danni: tutti. Per questo Salvini, Di Maio e Conte sono stati applauditi ai funerali delle vittime e Martina e la Pinotti sono stati fischiati.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*