Politici non siate timidi, dice Vespa

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Non pago di essere il riconosciuto e invidiato presidente della cosiddetta Terza Camera (per i meno informati, così viene chiamato in gergo il suo fortunato programma televisivo Porta a Porta), Bruno Vespa si propone come arbitro della politica nazionale, invitando o non invitando i personaggi della politica.

I quali vengono messi fuori gioco se lui non li chiama. Anche se, per scusarsi, sostiene che “l’opinione pubblica è impietosa e chi scompare dagli schermi tv o vi appare troppo cortese, se non intimidito (è accaduto nell’ultimo anno a Forza Italia), viene messo fuori gioco”.

A prescindere dalla condivisione o meno del giudizio di timidezza degli esponenti di Forza Italia, alcuni dei quali hanno tratti perfino rudi, per non parlare delle battagliere suffragette delle varie assemblee istituzionali (di Forza Italia ma anche degli altri schieramenti), e dall’evidente eccesso di considerazione di Vespa per sé stesso, il giudizio implicito sulla visibilità attribuita dal mezzo e quindi in sostanza sull’influenza dell’ “ospitata” in tv è drammaticamente attendibile e illiberale.

Perché consegna la politica ai conduttori più vivaci o incipriati ed emargina tutti quelli che sono meno graditi ai mezzi. L’unico fenomeno della politica che si è sottratto alla regola dell’ospitata è stato Marco Pannella, che ha fatto un punto di forza della sua relativamente scarsa visibilità televisiva. Però controllando Radio Radicale. Ed essendo certamente disinibito. Almeno per questo, bisogna dare ragione a Vespa.

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