Politica estera, segnali di cambiamento


Il M.i.l.l.e. non è incline ai riconoscimenti e men che meno alle lusinghe ben poco congeniali alla sua storia e alla sua funzione. L’attività del M.i.l.l.e. si esprime attraverso le critiche, le proposte, le iniziative coerenti con le une e con le altre.

Il lettore sa che non sono state poche, in questa nuova stagione del M.i.l.l.e., le iniziative anche sferzanti nei confronti delle tante carenze della maggioranza e dell’opposizione: prima tra tutte, la avvertita disattenzione di entrambe le forze per il riconoscimento e la cura degli interessi generali della collettività.

Non si possono confondere infatti la ricerca del consenso elettorale e il clientelismo, patologia grave della politica italiana, con la tutela degli interessi nazionali.

In questo contesto sconfortante, aggravato dalle risse di bassa fucina che attraversano ambedue le coalizioni, incomprensibili ai cittadini di buona fede di tutte le fedi, la politica estera del governo appare una felice eccezione, quanto meno per i segnali che il M.i.l.l.e. ha colto e che propone ai suoi lettori.

La cabina di regia istituita presso il Ministero degli Esteri per il sostegno alla internazionalizzazione delle imprese italiane è una novità assoluta e costituisce un deciso cambiamento di rotta rispetto al passato. La valenza dell’iniziativa non è soltanto economica malgrado gli obiettivi dichiarati e perseguiti, perché dietro le imprese c’è la presenza dell’Italia nel mondo.

Il M.i.l.l.e. ha potuto valutare, se non ancora l’efficacia dell’iniziativa, di certo la dedizione e la competenza delle persone assegnate all’ufficio, in particolare del ministro Giandomenico Magliano e del consigliere Mauro Battocchi.

I distinguo dichiarati, all’occorrenza, dal governo rispetto alle prese di posizione di altri Stati membri dell’Unione Europea: Gran Bretagna, per un verso, Francia e Germania, per un altro verso, costituiscono un altro segnale importante di libertà intellettuale e di effettiva autodeterminazione.

L’Italia non è il fanalino di coda dell’Unione, non è relegata nel ruolo di fedele esecutore. L’Italia ha una sua politica estera, nel rispetto dei trattati e delle prospettive di progressiva integrazione dell’Unione, ha voce in capitolo, perché ha le capacità e il coraggio delle scelte.

Questa assunzione di responsabilità si propone, in particolare, come elemento distintivo del nuovo corso rispetto ai tempi in cui il galleggiamento era considerato un abile espediente per sopravvivere nel mare procelloso della politica estera e degli interessi spesso contrapposti delle grandi nazioni.

L’Italia ha la sua dimensione, la sua collocazione geografica, le sue capacità, talvolta non esaltanti, ma ancora si toccano le vestigia del grande passato romano, comunale e italiano, che non consentono a nessuno di proclamare l’avvento del declino del sistema Paese e della nazione italiana, giovane, immatura, ma proprio per questo depositaria di energie ancora inespresse.

La guerra, o come la si voglia chiamare, degli Stati Uniti in Iraq è stato un clamoroso errore strategico politico e militare. L’Italia non ha partecipato alla guerra e non pochi italiani sono andati incontro alla morte per svolgere un lavoro e il proprio dovere nell’ambito di accordi internazionali che prevedono la ricostituzione e la ricostruzione di uno Stato, l’Iraq, che, per unanimi riconoscimenti, ha solide tradizioni culturali e un ceto medio pensante di ottimo livello.

Il Presidente del Consiglio ha raccolto un importante e forse inaspettato successo in occasione della riunione dell’Ecofin a Bruxelles. I conti del sistema Italia tengono malgrado il cambio in corsa del ministro competente.

L’ambasciatore inglese ha pubblicamente ringraziato il sottosegretario Gianni Letta, preziosa risorsa dello Stato, per la prontezza e l’efficacia dell’intervento effettuato in favore dei marinai inglesi catturati in Iran.

Sono tutti segnali di cambiamento da ascrivere a merito del governo in carica. Perché non riconoscerlo? Il M.i.l.l.e. non sostiene pregiudizialmente gli schieramenti, ma formula critiche, proposte, sollecitazioni e qualche volta riconoscimenti. Questo è uno dei rari casi.

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