Pole position per Renzi

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Il successo di Renzi alle primarie del Pd conferma le previsioni della vigilia. Un risultato eccezionale il suo, pessimo quello dei due contendenti, che, sotto sotto, speravano di andare meglio. Orlando non è riuscito a smarcarsi dalle responsabilità e dalle scelte di governo meno popolari, da lui abilmente attribuite a Renzi. Emiliano ha insistito con la battuta del “congresso con rito abbreviato” per giustificare la modestia del risultato. Come se i due avversari avessero avuto più tempo di lui.

Il rito delle dichiarazioni di sostegno alla segreteria, in omaggio alla unità del partito, il giorno dopo il voto, è stato espresso dai perdenti con parsimonia e comunque con visibili riserve, soprattutto di Emiliano, che, parole sue, non vuole fare il soldatino. Dimentico, evidentemente, che in democrazia valgono i voti. D’altra parte, è nelle tradizioni del Pci che gli iscritti stiano con il segretario in carica, mentre il Comitato Centrale, in silenzio, si divide (e talvolta complotta) a favore e contro. In passato, per smania di potere personale e per la migliore osservanza del Verbo sovietico. Ora, soltanto per smania di potere. C’è passato, osannato prima, durante e dopo la segreteria, ma, nelle segrete stanze, azzannato dagli avversari interni, perfino Berlinguer. Che ne ha sofferto fino alla morte.

Il Pd è sostanzialmente schierato per Renzi. I dissenzienti interni ed esterni, ammantati di un socialismo da burletta, tifano – guarda caso –  per quell’ establishment, trasversale e influente in ogni comparto della vita pubblica, europeista alla Juncker, forte di veti incrociati e di consorterie occasionali o strutturali, un tempo dal Pci odiato e avversato. Segno dei tempi. Renzi è molto più giovane e più coriaceo del Berlinguer di allora. I suoi avversari avranno filo da torcere.

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