Pessime le liste del Pd

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
12-12-2018 Roma
Politica
Nazareno. Nicola Zingaretti presenta le firme per la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico
Nella foto Nicola Zingaretti


Photo Fabio Cimaglia / LaPresse
12-12-2018 Roma (Italy)
Politic
Nazareno. Nicola Zingaretti presents the signatures for his candidacy for the Democratic Party primaries
In the pic Nicola Zingaretti

Luciano Violante l’anno scorso ha denunciato la prossimità del Pd alla finanza globale, che non ha giovato alle fortune elettorali del partito. Zingaretti, eletto segretario sull’onda di un battage mediatico molto bene organizzato, ha dichiarato che il partito ha imparato la lezione. Però, così non sembra.

L’alleanza del Pd con i signori della finanza globale, grande elettrice di Macron, baciato dalla fortuna dei Rothschild, è conclamata dalla presentazione delle liste aperte alla società civile. Che, in realtà, candidano i candidati di Macron e della gauche caviar, che ha molto poco a che fare con periferie e problemi veri della gente. Come ha dimostrato la rivolta dei cittadini di Torre Maura a Roma contro l’insediamento dei rom nel quartiere.

Morale: il Pd non ha imparato la lezione e Zingaretti si appresta a completare l’opera disastrosa di quelli che l’hanno preceduto. Sarebbe ingeneroso attribuire alla nuova segreteria le colpe del sistema clientelare che governa le nomine nella sanità e nei posti pubblici (caso Umbria), perché il Pd ha seguito l’andazzo generale e non si tratta di cosa che nasce oggi, ma molto tempo fa. Con i risultati della occupazione a macchia di leopardo, decisa nelle stanze del potere politico, che stanno davanti agli occhi di tutti.

Il Pd non è in rimonta, come sostengono gli analisti più disponibili, blanditi dai mezzi di comunicazione controllati dai poteri forti. Il Pd è in parziale ripresa, per le aspettative create dalla abilità dei media che hanno sostenuto l’elezione di Zingaretti.

E’ una ripresa drogata, destinata a confrontarsi molto presto con la realtà dei 5 milioni di poveri, che sono diventati tali anche per colpa della incapacità dei predecessori di Zingaretti e che non potranno nutrirsi delle chiacchiere dei candidati più vicini a Macron o ad altri affabulatori della politica radical chic.

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