Per Massimo Franco ci vuole il deus ex machina


Segnaliamo, nell’ambito della competizione in atto per l’elezione del presidente della repubblica, l’opinione di Massimo Franco, giornalista del Corriere della Sera ed ex andreottologo, che prevede l’influenza (o l’interferenza) di intelligenze esterne nella scelta del candidato.

Citiamo letteralmente: “C’è il rischio di una soluzione casuale, subìta e non preparata: capitata aspettando un aiuto dall’esterno che nessuno può garantire”. 

E’ evidente che Franco non attribuisce un significato necessariamente negativo a tale influenza. Però, non ci dice da chi e perché, secondo lui, dovrebbe venire l’aiuto. Se di aiuto si tratta.

E tramite chi, perché l’elezione è (finora) appannaggio esclusivo del parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali. Quindi, l’influenza non potrebbe avvenire che tramite i membri del parlamento o i delegati delle regioni.

Viene da pensare subito all’influenza storica degli Stati Uniti nelle faccende italiane, che inquietava Calamandrei già negli anni 50. Ma non solo. Perché nel parlamento siedono oggi gli aficionados di una geopolitica rinnovata, all’insegna del dragone. Che farebbero di tutto per consegnare nelle mani del celeste impero, votato all’egemonia, ampi strati dell’economia italiana. Peraltro, nell’inerzia delle istituzioni che hanno (avrebbero) il compito di contrastare le iniziative di segno opposto all’interesse nazionale.

In un precedente articolo, Massimo Franco aveva sollecitato la ricomposizione degli intenti tra politica e magistratura. Che i poteri dello stato si conformino alle buone regole di funzionamento interno nel rispetto reciproco è certamente ottimo auspicio. Migliore sarebbe che entrambi i poteri si riconciliassero con i cittadini, che non votano e non credono nella giustizia.        

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