Il Pd ricomincia da Cacciari

Trasmissione televisiva Le Invasioni Barbariche

Un po’ ripetitivo come molte persone anziane, barba brizzolata, ma capelli ancora tutti neri, Cacciari, novello Cincinnato, si è messo a disposizione del Pd, per un disperato tentativo di soccorso. E il Pd lo ha chiamato, perché interloquisca con un altro esponente dell’elite piddina, l’ex ministro Calenda, oltre che con Martina.

Ancora non sono noti i luoghi, né i temi, del programma di rilancio del partito. Se non ci sono proposte migliori – suggeriamo noi –  potrebbero cominciare dalla Bekaert in chiusura, per capire come mai gli operai in Valdarno abbiano votato Lega, e non Pd. Però, hanno ancora dalla parte loro (che non è la parte degli operai) il blocco di potere costituito dagli spezzoni della Pubblica Amministrazione, su cui Sabino Cassese intrattiene spesso i lettori del Corriere della Sera, e dall’informazione più paludata, tra cui il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore. La gauche caviar sta con Cacciari, che è un intellettuale elegante, un po’ blasé, forte di un passato romantico nella sinistra movimentista.

E’ destinata al successo l’attività di consulenza di Cacciari? Ovviamente no. Perché Cacciari agli operai della Bekaert non sa cosa dire e, soprattutto, non sa cosa offrire. E, non essendo stupido, tra non molto prenderà le distanze. L’analisi della sconfitta del Pd l’ha fatta Luciano Violante pochi mesi fa. L’abbiamo notata, commentata e sottoscritta.

Il Pd, il 4 marzo, ha perso, perché si è schierato con la Finanza Globale, sostenendo le unioni civili e dimenticando i diritti sociali, cioè lavoro, stipendi e benessere. Le disuguaglianze sociali si sono approfondite, a vantaggio del blocco di potere, che questo Pd non può, né vuole, scalfire. Renzi ha tentato, ma è stato sconfitto dai poteri forti capeggiati da D’Alema, e ora si è allineato. Non basta un Cacciari per invertire la rotta di un partito di popolo che predica contro il popolo e ha abdicato al suo Dna.

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