Il PD di Renzi si presenta meglio di FI

Riforma elettorale: Renzi tenta l’intesa con Berlusconi

Oggi, con la presentazione delle liste dei partiti, si registra subito una prima buona notizia. Il ritorno (almeno in parte) ai collegi uninominali sta suscitando un certo interesse tra gli elettori, attratti dalla curiosità di scoprire quali candidati si daranno battaglia nei loro collegi. Ma ogni medaglia, come si conviene, ha il suo rovescio e quell’impulso iniziale è stato subito fermato, in virtù della stessa forza che gli aveva dato l’abbrivio.

Infatti, i partiti a vocazione maggioritaria e candidati in pectore a governare il Paese, hanno voluto lanciare un messaggio forte e chiaro: nessuna sorpresa. E, a ben guardare il puzzle delle candidature, è quasi certo che nessuna sorpresa ci sarà. Berlusconi ha composto le liste di Forza Italia, considerando il quadro dei futuri parlamentari alla stregua di un organigramma aziendale; non ha osato tanto quanto Caligola che presentò come senatore il proprio cavallo, ma non possiamo, in tutta onestà, escludere la presenza di qualche asino! Quindi, dentro tutti i fedelissimi come Adriano Galliani e la sua assistente personale Licia Ronzulli, oltre ai soliti noti, tra i quali Romani, Brunetta e Rotondi.

Tra gli uscenti ci sono tutte le donne del Presidente, a partire dalla Carfagna e dalla Prestigiacomo, passando per la Brambilla e l’immancabile Gelmini. Riconfermato anche Scilipoti, che – ad opinione di chi scrive – farà perdere più di qualche voto ai forzisti, e lo stesso si può dire dell’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini, sgradita a molti. Tra le new entry, appaiono il nome di Claudio Lotito, presidente della Lazio (ma curiosamente candidato nel collegio Caserta-Avellino-Benevento) e del noto giornalista “più realista del Re” Giorgio Mulè, nella Liguria di Todi.

Sul fronte Partito Democratico, il segretario Matteo Renzi ha gestito l’affaire liste con chirurgica precisione. L’ex premier, sceglie di presentarsi proprio in quel ramo del parlamento che tanto avrebbe voluto tagliare, candidandosi come capolista al Senato, ovviamente in Toscana, e blinda la (sua) maggioranza interna al partito lasciando a casa buona parte delle voci fuori dal coro. Gli esclusi, ancora a caldo, non riescono a farsene una ragione, provocando un leggero calo nei consensi. Ma si tratta solo scosse di assestamento, perché Renzi già sa che il suo PD andrà al Governo, e che la durata di quest’ultimo dipenderà in larga parte dalla mancanza (appunto) di sorprese in Aula, soprattutto quella di Palazzo Madama.

Il dato politico di alcune esclusioni, anche eccellenti, è lasciato all’interpretazione degli elettori e si traduce, forse anche nelle intenzioni del segretario Renzi, in un riallineamento del PD nell’area moderata progressista e incline a verificare la fattibilità di un percorso liberal che, saggiamente intrapreso, potrebbe convincere molti italiani a sostenere i democratici.

Quindi, diversamente da quanto sostenuto da Emiliano, non pensiamo che Renzi abbia preso “una deriva perdente”, ma che, al contrario, abbia intrapreso un percorso più pertinente con l’attuale situazione politica del Paese, dimostrandosi un leader ormai maturo.

Staremo a vedere che piega assumerà questa campagna elettorale, ma alla linea di partenza il PD ad impronta renziana si è presentato certamente in modo più credibile degli altri.

 

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