Il Pd porta acqua alla Lega

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Le elezioni regionali in Umbria hanno confermato la debacle dei Cinque Stelle e l’abbandono definitivo del Pd, di questo Pd, da parte del voto d’opinione (andato alla Lega).

Il voto umbro è stato sicuramente influenzato dalle vicende scabrose che hanno lambito la presidenza, mettendo in luce la necessità della logica d’appartenenza per fare carriera nella sanità locale. Con tutte le implicazioni del caso, a discapito della concorrenza e del merito.

Ma è altrettanto evidente che il trionfo della Lega e l’avanzata di Fratelli d’Italia non sono una isolata specificità umbra, provocata dagli inciuci locali. Sono l’affermazione di una politica gradita agli elettori, fatta di  buona amministrazione, soprattutto nelle regioni a guida della Lega, e della decisa presa di posizione di Salvini nei confronti della immigrazione illegale, che poi è quella prevalente.

A fronte di una reiterata e autolesionistica debolezza del Pd nei confronti dei poteri forti che vogliono l’invasione del Paese e l’annientamento dei valori identitari nazionali. Che sembravano tenui nel Paese e, invece, si stanno rivelando molto più sentiti, da Nord a Sud, di quanto non si credesse.

Il Pd ha finto di fare l’analisi del voto dopo le elezioni politiche e ha tentato di darla  a bere agli elettori, con dichiarazioni di intenti buoniste e il richiamo all’unità di Zingaretti (dietro al quale c’è il faccione di Bettini, mentore del partito romano da vari decenni). Senza successo, perché non si rimedia al malgoverno con le chiacchiere.

E’ degli ultimi giorni la dichiarazione sconcertante di Prodi a Mezz’ora in più, che le privatizzazioni di fine anni 90 (un bagno di sangue per l’economia italiana, che hanno prodotto povertà e disuguaglianze a iosa) hanno soddisfatto obblighi di quell’Europa, di cui lui stesso, in seguito, è diventato primo rappresentante come presidente della Commissione. Quando – incidentalmente – ha cominciato a prendere corpo il processo di avvicinamento dell’Europa e dell’Italia alla Cina e di allontanamento dall’alleanza atlantica. Il tutto senza avvertire gli elettori e chiederne il consenso. In perfetto stile totalitario. I

l Pd non scomparirà, se non per mano di Renzi, perché nel Paese c’è necessità di un secondo partito, nella prospettiva dell’alternanza. Ed è evidente che non può essere il ruolo dei Cinque Stelle, il cui vertice, composto da un Grillo sempre più inattendibile e appannato, e da un Casaleggio che avrebbe voluto fare altro nella vita, mostra la corda. Ma questo Pd non può andare da nessuna parte. E qualsiasi cosa faccia, con buona pace di Zingaretti e Bettini, porta acqua al successo della Lega.

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