PD, parte da Roma la nuova stagione


A poche settimane dalla sconfitta elettorale, qualcuno, in casa PD, si è già rimboccando le maniche nel tentativo di riconquistare il consenso dell’elettorato perduto a vantaggio degli altri partiti o del non voto. L’iniziativa virtuosa –  ça va sans dire – è stata promossa ed organizzata da sole donne, fortemente impegnate nel territorio romano.

La riunione di ieri, in effetti, è stata una vera e propria assemblea di confronto con le principali responsabili (da preferirsi rispetto all’anacronistico termine “dirigenti”) di partito elette. E così il primo segnale di vita del PD post-voto è arrivato da Marianna Madia, forte del suo personale risultato ottenuto nel collegio Roma 2, dove ha fatto il jackpot di voti, da Valentina Grippo, neoeletta alla regione Lazio, e dalla Presidente del Municipio Roma II, Francesca Del Bello.

Non è sembrato un caso che il tema fosse proprio “PD: il tempo dell’ascolto” e, di conseguenza, le organizzatrici sono rimaste sedute tra il pubblico, munite di block notes, a prendere appunti sulle numerose proposte formulate dalle persone intervenute.

La sensazione trasmessa dagli iscritti, dai militanti o, più semplicemente, dai cittadini presenti, trova la sua sintesi nel desiderio, diffuso, che il PD riprenda a fare la politica che conosce. Il campanello d’allarme precedente la campagna elettorale non ha ricevuto la debita considerazione e per invertire l’attuale tendenza di sconforto, già nell’immediato futuro, appare necessario che la cifra dell’impegno politico assunto, sia tradotto con la maggiore considerazione delle esigenze di tutela avanzate dal territorio.

In buona sostanza, occorre ripartire dalla base, raccogliendo le istanze dei cittadini, ed offrire soluzioni convincenti ai problemi. Queste sono le materie specifiche che, in particolare, dovranno essere affrontate dagli amministratori locali. Tutt’altro impegno, invece, è richiesto da Marianna Madia, la quale, occupando un posto tra i banchi dell’opposizione in Parlamento, si vedrà coinvolta su questioni superiori.

Anche noi, invitati per l’occasione, abbiamo offerto il nostro contributo al dibattito, in particolar modo suggerendo di affrontare le tematiche a cui siamo maggiormente affezionati. Da anni scriviamo che il popolo dei risparmiatori, traditi dall’attuale sistema finanziario di far west per l’assoluta mancanza di controllo, debbano ricevere assistenza dalla politica, allo scopo di ripristinare la legalità.

La Costituzione, articolo 47, recita che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Il tenore, suggerito dalla stessa norma, non lascia spazi interpretativi. I dati sul risparmio tradito, decine di  miliardi sottratti al ceto medio e all’economia di consumo che si riverbera sulle piccole  e medie imprese italiane, sono sconfortanti.

Gli italiani sono stati impoveriti a vantaggio dei predoni dell’alta finanza. Uomini, non “mercati”, sono responsabili di questi disastri che provocano sperequazione tra cittadini, che, privi di mezzi di tutela, perdono la fiducia nelle Istituzioni e sonoabbandonati a se stessi.

Il partito democratico è stato geneticamente concepito per abbattere le disuguaglianze sociali. Può tollerare che le disuguaglianze siano, non di rado, l’effetto di illegalità? Questo è il principale terreno dell’azione di Governo, ma in particolare della sinistra, anche dai banchi dell’opposizione.

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