PD, giù le mani dall’istruzione


A Zingaretti dite di tutto, ma non toccategli l’istruzione. Più esattamente, la Pubblica Istruzione, intesa come ministero, regno, ora, del Pd e, in passato, del Pci.

Il potere sull’istruzione è stato esercitato dal Pci per conto proprio (voti e clientele) e per conto altrui (demolizione progressiva dell’istruzione in Italia). Mentre la Dc, appagata da banche e partecipazioni statali, lasciava fare.

Una bella botta al progetto scolare la diede don Milani, con la sua “Lettera ad una professoressa”, che, nella seconda metà degli anni 60, ebbe grande fortuna. Da lì vennero il 6 politico e poi il 18 politico, garantito dall’esame di gruppo e dalla mitezza dei professori. Molti dei quali, visto l’andazzo, in seguito diventarono complici, nelle scuole e nelle università.

Ecco perché i banchi a rotelle hanno indignato Zingaretti. Perché una Azzolina qualunque non si può permettere di insidiare un potere maturato nel corso di 60 anni ed oltre, disastro dopo disastro. Il banco è un simbolo, prerogativa di Zingaretti.

Chi, e perché, ha incoraggiato l’ignoranza in Italia? E’ una domanda che, oggi, trova risposta nello scadimento del ceto dirigente, con effetti devastanti per il Paese, nell’emigrazione dei giovani più preparati (a cui vengono chiuse le porte in Italia) e nell’abbassamento della produzione industriale, che richiede preparazione scolare e universitaria e ricerca.

Le élite, in non pochi casi autoreferenziali, ora si allarmano. Ma sono parte del sistema, che le ha promosse nei posti di comando, non certo per il bene della comunità nazionale.        

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