Il partito di Calenda, tutto da capire

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda nella sala della Regina di Montecitorio durante il convegno ''Risultati Piano Nazionale Industria 4.0''. Roma 19 settembre 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il partito di Calenda è in allestimento. E’ ufficiale. Non si chiamerà SiamoEuropei e sarà presentato a breve in sede istituzionale. Nel frattempo si è schierato con lui Matteo Richetti, già schierato con Renzi (un po’ troppo dialetticamente per i gusti del Giglio Magico).

L’arruolamento è in atto tramite comitati civici, che però non hanno un indirizzo nazionale, né un telefono, né una mail che riceve e risponde. La discrepanza tra l’attenzione dei mezzi di comunicazione, che attribuiscono all’iniziativa rilievo nazionale, e l’attività di fureria, senza la quale il partito non esiste, è massima.

Non è noto – ed è effettivamente troppo presto – il programma dei lavori, anche se il tempo stringe. L’operazione di Calenda, infatti, non deve essere vista come iniziativa di contrasto al “partito di Renzi”, che ancora non c’è, ma deve tenere conto del contesto politico variabile, della debolezza della segreteria Zingaretti e degli umori della gente, che non crede più nella sinistra progressista e democratica.

Calenda era uscito, all’inizio del suo percorso, con la proposta del partito repubblicano e aveva invitato i maggiorenti del Pd a cena per parlarne. L’invito, inviato a mezzo stampa, non era stato accettato da nessuno e Calenda, trattato bene dalla stampa e male dal partito, se n’è fatto una ragione. Da quello che dice nelle interviste, il nome potrebbe riemergere e il disegno di un nuovo partito repubblicano potrebbe essere proposto agli elettori, già in caso di elezioni anticipate. Con quali prospettive?

Chi ha conosciuto il Pri della prima repubblica, governato da Ugo La Malfa, ricorda che i voti erano pochi e spesso schierati, per acquisire consistenza negoziale nei rapporti con la Dc, con Pli (governato prima da Malagodi e poi da Zanone, con il breve interregno di Altissimo) e con il Psdi, risultato delle scissioni a sinistra, rappresentato bene da Saragat e pessimamente dai personaggi che gli sono succeduti. Il Pri di la Malfa era atlantista, quando il mondo era spaccato in due, rappresentante di interessi delle banche, che ne avevano bisogno.

Ora, al contrario, sono i politici che hanno bisogno delle banche. Chi non ricorda l’espressione rapita del maggiorente del Pd (ex Frattocchie): “abbiamo una banca!”. Quale è il progetto di partito di Calenda, oltre all’etichetta liberal-progressista o democratica? Come si atteggia rispetto alle attività economiche e come intende collocarsi nella disputa tra i protagonisti della scena politica mondiale? Non che Stati Uniti, Cina o Russia seguano con trepidazione le mosse di Calenda e Richetti, ma il progetto e le dichiarazioni potranno attrarre o respingere l’elettorato italiano e dare o negare consistenza all’iniziativa.

Quindi, nell’ordine, se ci possiamo permettere: Caro Calenda, comunica urbi et orbi, e non soltanto agli amici più cari, indirizzo e telefono e apri un dibattito per far capire chi sei e cosa vuoi. Perché, finora, la gente non l’ha capito.        

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