Il parlamento fa cura dimagrante

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Ci saranno 345 parlamentari in meno, tra deputati e senatori, nel Parlamento italiano. Il voto a favore è stato definito a maggioranza bulgara. C’è mancato poco per l’unanimità. Soltanto 14 “coraggiosi” parlamentari hanno votato contro.

La vittoria, se di vittoria si tratta, è indiscutibilmente da attribuire alla costanza di Di Maio, che del taglio ha fatto una battaglia di bandiera per i Cinque Stelle e per sé stesso. Il taglio è stato abilmente presentato come una misura di contenimento della spesa pubblica (300 mila euro al giorno in meno, ha dichiarato Di Maio), ma gratifica, in realtà, la diffusa malevolenza dei cittadini nei confronti della politica.

Per questo, tutti gli altri partiti si sono dovuti schierare a favore, per non pagare lo scotto nell’urna, come partito della casta. Il dibattito in aula ha reso evidente il malumore di molti parlamentari, che non hanno votato contro per disciplina di partito, certi che, in tal caso, alla prossima tornata elettorale sarebbero rimasti fuori dalla lista.

Quasi tutti gli analisti hanno colto l’intento demagogico dell’iniziativa dei Cinque Stelle e hanno criticato che il taglio non sia stato inserito in un più ampio contesto di riforma costituzionale, o, quanto meno, di riforma della legge elettorale. Il taglio, infatti, si riverbera direttamente nella formazione dei collegi elettorali, che vengono tendenzialmente snaturati, e, secondo qualcuno, nel funzionamento della democrazia. Si vedrà.

Di certo, le iniziative a tutela della propria candidatura da parte dei presunti esclusi saranno acerrime e, con buona pace del partito del voto, spingeranno le urne più in là.

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