Parisi, un compito difficile, ma non impossibile

stefano-parisi

Forza Italia è in fibrillazione perché Berlusconi non si è rassegnato alla prospettiva di abdicare in favore di qualche miracolato o miracolata, ma “pretende” di consegnare il partito a Stefano Parisi, reduce dal successo di Milano.

4446332_MGTHUMB-INTERNA

Uomini e donne forti del partito, non potendo, né volendo opporsi con capacità dialettica credibile a Berlusconi, reclamano il rispetto della gerarchia e dell’anzianità di partecipazione alla politica. Berlusconi, che conosce valori e disvalori, nicchia e assegna a Parisi il mandato politico, sapendo di rivolgersi suo tramite ad un establishment che vuole contribuire alla rinascita del paese, analogamente al pezzo di società che ha preferito Sala a Milano.

Una destra e una sinistra molto annacquate da nuove esigenze e nuove prospettive. La frattura con il passato, con i governi di Cln che hanno dominato il paese in conflitto apparente con il Pci, rinviata di venti anni, l’era di Berlusconi e dei suoi avversari, sta finalmente per avverarsi. E protagonista deve essere una persona nuova, uomo o donna che sia. Potrebbe essere Parisi, che deve uscire dal cliché del manager di successo per assumere il ruolo del politico, una evoluzione successiva anche della sua candidatura milanese.

Bene ha fatto, quindi, Parisi a sottrarsi all’impegno della due diligence dei conti di partito, che comunque rimangono a carico di Berlusconi, perché non appare verosimile che i tanti rappresentanti eletti nelle varie assemblee assolvano il loro impegno contributivo. Tanto più nella prospettiva della rinnovazione del ceto dirigente. Ma molto di più dovrà fare Parisi. Dall’apertura di una sede riconoscibile, fisica, in cui la gente possa recarsi e trovare personale disponibile a informare e riferire. Sembra strano, ma per anni e anni le sedi di via dell’Umiltà e di piazza San Lorenzo in Lucina, fastose e accessoriate, sono state dotate di tante teste d’uovo e sguarnite di personale cortese, informato e disponibile.

All’attività di rete, affidata a gente che non comunichi in base ai propri umori del momento e alle proprie, magari limitate, capacità politiche e personali. Quindi, personale attrezzato per assolvere il ruolo di front office. Quello che negli anni 50, 60 e 70 veniva assolto da funzionari delle scuole di partito, sia della Dc, che del Pci. E soprattutto dibattito delle idee, all’interno, prima che all’esterno. Quindi limitata presenza nei talk show superstiti che vanno matti per fare audience a carico della rispettabilità delle persone e dell’informazione. Un compito difficile, ma non impossibile.

 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Leggi gli altri articoli
RENATO BRUNETTA
Politica, Primo Piano / Non è Brunetta se non è litigarello