Papa Bergoglio sempre più in politica

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Meglio un ateo di un cattolico ipocrita, ha detto Papa Bergoglio, suscitando notevole sorpresa. A dir poco. Non solo perché non è detto che l’ateo non possa essere, a sua volta, ipocrita, ma anche perché non è detto che il cattolico non sia ipocrita a intermittenza, ad esempio come molti preti, e possa essere “salvato” dal Pastore, invece di essere bastonato.

Sono anni che il Papa bastona i fedeli, esuberando dai suoi confini di guida spirituale, talora, contraddicendo i precetti dei suoi predecessori e provocando confusione perfino nei praticanti più assidui. Anche sulla confusione, nel campo della fede, ci sono parabole di Gesù Cristo che non vengono ricordate.

L’inattesa abdicazione di Papa Ratzinger, giustificata dallo stato di salute, non convinse, allora, il pubblico, né i vaticanisti. La campagna mondialista di Papa Bergoglio, che si rivolge sempre più frequentemente all’orbi, trascurando l’urbe, vicina al Vaticano e generosamente dimentica delle nefandezze commesse dai gendarmi papalini, per reprimere reati che oggi sono considerati libertà fondamentali dell’uomo.

Mastro Titta, il boia dello Stato Pontificio, operò per 70 anni, fino alla presa di Roma, in perfetta sintonia con i gendarmi e le autorità che precedevano salmodiando il condannato al patibolo. Il terreno della politica è paludoso, magmatico, perfino per un Papa gesuita. Tanto più che il cattivo esempio, da parte di rappresentanti eccellenti della Chiesa, non manca e non viene adeguatamente perseguito. Ci riferiamo agli intrallazzi finanziari (mai chiariti) degli anni 80 e alle pessime abitudini sessuali di tanti prelati, che prestano il fianco a influenze indebite, molto terrene.

Qualcuno sostiene che questo impegno del Papa sia finalizzato alla costituzione di un nuovo partito dei cattolici in politica. In tal caso, è bene ricordare che, secondo il noto aforisma di Formica (politico socialista degli anni 80), la politica è fatta di sangue e merda, e che né l’uno, né l’altra, sono ingredienti della pratica religiosa. Le coscienze dei fedeli potrebbero essere influenzate dalle nefandezze (inevitabili) della politica.

Stalin chiedeva di quante divisioni potesse disporre il Papa. Di nessuna, ora come allora, ma la guerra, nei nostri giorni, si fa anche con altri mezzi, molto efficaci. Di cui il Vaticano dispone abbondantemente. Però, la guerra non è il suo mestiere. Speriamo che Papa Bergoglio, dopo averla denunciata, se lo ricordi.

 

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