Paese nel caos, se Salvini va a processo

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I mezzi di comunicazione, ben consapevoli dell’influenza che esercitano sull’opinione pubblica, stanno processando (e condannando) Salvini, prima che venga deciso, nelle sedi competenti (Parlamento e, secondo noi, Corte Costituzionale), se, in quanto ministro impegnato nell’adempimento della funzione politica, possa essere sottoposto a processo.

Lilli Gruber è particolarmente dedita a questo sport, alla faccia dell’imparzialità e della completezza dell’informazione. E, se il malcapitato di turno, tipo Dino Giarrusso, ex Iene, ora addetto stampa di Lorenzo Fioramonti, vice ministro dell’Istruzione, obietta che la materia è regolata da una legge costituzionale e che non ci sono precedenti (come sosteniamo anche noi), mal gliene coglie.

Il punto della questione è esattamente questo: se un ministro del Governo possa essere processato in un’aula di tribunale per avere assolto le sue funzioni di esponente politico, e, con lui, possa essere processata – il va sans dire – la politica di quel governo. Di questo si tratta.Il cul de sac, in cui la Gruber sostiene che sia stato cacciato Salvini, concerne le sorti del Governo, all’esito del voto parlamentare, a favore o contro la prospettiva del processo.

Dando per scontato che la Lega voti contro il processo, a protezione di Salvini, l’esito del voto è nelle mani dei Cinque Stelle e il loro voto non è così scontato. E sarà causa di rottura con la Lega, secondo la Gruber, con conseguenze immaginabili a carico della tenuta di Governo, nel caso in cui Salvini venga consegnato ai magistrati, ovvero sarà causa del crollo del consenso degli elettori, nel caso contrario. Perché l’elettorato grillino mal tollererebbe che i parlamentari del Movimento facciano quadrato intorno a Salvini.

Noi abbiamo meno certezze della Gruber. Non siamo così convinti che l’equazione voto/consenso sia così netta. Ma soprattutto non crediamo possibile che il principio di civiltà e di diritto della separazione tra poteri possa essere violato disinvoltamente. Se il Governo, come parte lesa, finora non ha sollevato il conflitto di attribuzione, avrà le sue ragioni.

Allora, aggiungiamo al nostro argomento che parte lesa può essere considerato anche il Parlamento, che ha espresso il Governo e che, nell’Ordinamento italiano, risponde ai cittadini della stabilità di sistema. Per dire, che la Presidente del Senato o il Presidente della Camera, nella funzione, sono investiti dell’onere del deferimento della questione alla Corte Costituzionale, per non gettare il Paese nel caos.

 

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