Otto e mezzo si interroga sul 1933

otto-e-mezzo

Lilli Gruber chiede periodicamente ai suoi ospiti se, per caso, non si stiano ripresentando in Europa le condizioni della vigilia del secondo conflitto mondiale, riferendosi alla riproposizione, sotto mutate spoglie, del fascismo e del nazismo.

Le risposte non sono univoche, anche se quasi tutte tendono ad accreditare la Lega di eccessi nazionalistici e, quindi, fascisti. Anche noi ci interroghiamo da tempo se effettivamente non si stiano ripresentando, in Italia e in altri Paesi europei, non in Germania, le condizioni economiche e sociali che hanno prodotto il fascismo, contribuendo alla deflagrazione del secondo conflitto bellico mondiale. La nostra risposta è parzialmente affermativa.

In Italia le condizioni di miseria e di degrado sono davanti agli occhi di tutti. Il ceto medio ha preso il posto dei reduci del 1919, sbeffeggiati e ridotti alla fame dopo avere rischiato la vita e avere riportato mutilazioni nelle trincee e negli attacchi alla baionetta. Gli Arditi furono prontamente (e inavvertitamente) licenziati dallo Stato ingrato e costituirono l’ossatura del nuovo regime.

In Germania la “pace” di Versailles si era dimostrata insostenibile per la popolazione civile tedesca, schiacciata dalla fame e dal debito dei danni di guerra. La risposta venne dal pittore mancato, oratore affascinante, Adolf Hitler, che introdusse nella politica estera il principio dello spazio vitale. E fu la guerra. Oggi la Germania non è il Paese oppresso, è, sotto il profilo economico e politico, uno dei Paesi oppressori, per sua naturale inclinazione al dominio e per le incapacità dei nostri esponenti politici in Italia e in Europa dagli anni 80 in poi.

La risposta al malessere diffuso è Salvini, che offre sicurezza personale, mediante l’estensione del principio di legittima difesa e una maggiore presenza nel territorio delle Forze dell’Ordine, e collettiva, mediante il contenimento del fenomeno migratorio, che inquieta la popolazione e insidia la serenità (residua, quel poco che è rimasto) delle periferie.

Bisogna essere degli idioti per non capire che il rifugio domestico nelle modestissime case di periferia è l’ultima spiaggia per milioni e milioni di persone. E la risposta non è la forza, né il talk show tra gli intellettuali che hanno fatto carriera con ignobili cordate.

 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*