Orfini non ha tutti i torti

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In due recenti dichiarazioni Orfini ha denunciato l’attacco al Pd, portato dall’interno del partito e dalla parte della stampa che più conta, e di conseguenza alla Democrazia italiana, visto che il Pd è il principale partito di Governo e che la destabilizzazione del Governo influenza gli assetti democratici del Paese (sotto attacco della “speculazione” internazionale, l’ha detto Romano Prodi, che sa di cosa parla). Il Fatto Quotidiano si è sentito chiamato in causa da Orfini e l’ha prontamente rimbeccato, vantando la propria indipendenza rispetto agli altri giornali controllati da Editori con interessi nell’economia e nella finanza.

Il tema dell’indipendenza della stampa è centrale alla Democrazia, perché le informazioni formano le opinioni dei lettori, che si trasformano in voti nella cabina elettorale. Quindi merita di essere trattato a fondo e in contraddittorio con tutte le parti interessate. Al momento, stiamo alla denuncia di Orfini. Innanzitutto, è lecito criticare il Governo e il Pd, principale azionista? Senz’altro. La critica può riguardare tutti gli aspetti della vita di Governo? Sì. Il problema non riguarda la critica, riguarda la spiegazione della critica, per una effettiva completezza informativa, perché la parzialità dell’informazione è faziosità. Questo è il punto in Democrazia, rispetto alla stampa che si dichiara indipendente.

Il Fatto Quotidiano si dichiara indipendente, ma seleziona le informazioni e le inchieste. Ad esempio, privilegia il caso Consip, ma non si occupa di Seat Pagine Gialle, che è più attuale che mai, ha inquinato la finanza e il sistema del credito per anni (come possono testimoniare i 300.000 azionisti che hanno perso quasi 10 miliardi) e, finora, il Fatto Quotidiano non ha inseguito nessuno “perché giustizia sia fatta”, come dicevano i giornalisti di una volta. Ma si tratta solo di un esempio. Se vorrà ospitarci per un confronto sulle sue pagine, saremo lieti di essere smentiti da giornalisti indiscutibilmente valenti, quali sono Padellaro, Travaglio, Gomez e Lillo, solo per fare qualche nome. Che hanno il privilegio, tra l’altro, a proposito di casta, di essere invitati dai colleghi delle televisioni molto più di altri. Forse è nelle cose. Però, se Orfini obietta che la faziosità di una parte della stampa confligge con la democrazia, non ha tutti i torti.

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