Non solo moda e spaghetti. Come può cambiare l’Italia


La lunga stagione elettorale è alle spalle degli italiani, cittadini ed esponenti politici. Lo schieramento di centrosinistra ha prevalso, anche se le elezioni politiche hanno dimostrato che gli italiani si dividono ugualmente tra i due schieramenti. Gli elettori di centrodestra sembrano più coesi tra loro, meno diversi. Gli elettori di centrosinistra si distinguono non poco tra liberali di sinistra, cattocomunismi o meglio ex cattocomunisti, perché l’intellettuale di turno ha dichiarato il completamento del percorso politico ecumenico o sincretista, che dir si voglia, del sostegno condiviso ai programmi, tra comunisti dichiarati e utili idioti, sempre più utili e meno idioti o viceversa. Non so. Tutti gli elettori, di centrodestra e di centrosinistra, sono tuttavia diversi dai rappresentanti politici, eletti e non eletti, leader e capataz, capi manipolo e capi bastone.

O almeno sono tutti, visibilmente e significativamente, diversi quando giudicano opera e impegno dei rispettivi rappresentanti rispetto alle scelte politiche, di breve, medio e lungo termine. Quando appare evidente che molti esponenti politici sono sprovvisti di risorse intellettuali e di inclinazioni personali coerenti con gli interessi della collettività. La simpatia della gente per i rappresentanti dello schieramento prescelto appare suscettibile di incremento in corrispondenza con le polemiche tra leader ed è soltanto per questo, che il tasso di litigiosità personale, spesso becera e insulsa, impegna prime, seconde e terze pagine dei giornali, mentre il tasso di competizione politica disimpegna il Parlamento.

Eppure la politica sarebbe richiesta. Stati Uniti e alcuni Paesi fondatori dell’Unione Europea si interrogano sulle prospettive del pianeta e sul destino delle popolazioni. Il governo italiano si avvia all’esaurimento dei primi cento giorni discutendo sulle stanze del buco, sui matrimoni omosessuali, sui trasferimenti di proprietà delle automobili, sulle licenze dei taxi e sui saldi di commercio, ma non propone alla gente una visione e un ruolo per il Paese. Soprattutto non reclama che l’Italia possa svolgere un ruolo nel mondo. La cultura della intellighentia foraggiata da consulenze di sottogoverno e da immeritate cattedre di ogni ordine e grado non solo non è capace di offrire contributi significativi, ma tende a smorzare entusiasmi e iniziative altrui per il timore del confronto, condendo conversazioni e dibattiti di arroganza e luoghi comuni.

Gli Stati Uniti, dopo aver licenziato Francis Fukuyama che aveva illuso il potere sulla “fine della storia” e la definitiva conquista del mondo, si interrogano tramite i teocon, i neocon, i liberali democratici di Clinton e mille altri gruppi di pensiero, che polemizzano e confliggono tra loro sul piano intellettuale ma hanno l’umiltà sia di esprimere le proprie opinioni sia di valutare quelle altrui, magari criticandole. E consentono la circolazione delle idee. Qualche giornale anglosassone straparla ma non è raro che si scusi e riveda le opinioni espresse. Il potere economico statunitense, pur pagandosi competenze e stock option milionarie, si sente investito di responsabilità e offre contributi di pensiero e, all’occorrenza, economici. Warren Buffet ha ceduto parte della sua fortuna personale alla fondazione di ricerca di Bill Gates sull’assunto che le dinastie ereditarie sono nocive agli eredi e alla collettività. Potrebbe accadere in Italia? Un’inchiesta tra i primi cento paperoni italiani, quasi sempre “fortunati” fruitori di risorse pubbliche, potrebbe sciogliere ogni dubbio eventuale.

Jeffrey Immelt, consigliere di amministrazione della General Electric, gigante industriale mondiale che potrebbe sbarcare il lunario per forza di inerzia, si preoccupa che gli esperti di wellness superino gli esperti di elettrotecnica e si chiede se, per caso, gli Stati Uniti intendano diventare il centro mondiale dei massaggi. Non poche volte su queste colonne il M.i.l.l.e. si è chiesto se l’Italia intenda diventare un negozio di beni prodotti altrove o il centro della ristorazione mondiale, finché dura la moda. Noti maitre a penser tifano per moda, ristorazione e turismo. Se ci sono, non guastano, ma un paese industrializzato ha bisogno di industrie, di tecnologia, di ricerca, di energia e, oggigiorno, di alleanze, perché non c’è più paese industrializzato occidentale che sia in grado di fare da solo, nemmeno gli Stati Uniti, nemmeno l’Unione Europea.

Ma Stati Uniti ed Unione Europea sarebbero una bella force de frappe, una alleanza dotata e meritevole di successo, destinata a svolgere un ruolo fondamentale nel mondo del terzo millennio. Qualunque altro paese, qualunque altra alleanza tra paesi, non potrebbe non tenerne conto. Posto che la politica negli Stati Uniti e nell’Unione Europea faccia la sua parte e non trascuri di incoraggiare gli scambi culturali, economici e politici. E’ evidente che altre forze, dichiarate e non, non gradiscono e non gradiranno. Perché le tensioni mondiali porteranno inevitabilmente al confronto delle idee, dei progetti e delle forze. E non sempre il contemperamento appare possibile. L’Italia deve scegliere e deve fare la sua parte perché benessere, prospettive e felicità dell’uomo si realizzino mediante la fruizione delle risorse individuali e collettive.

Gli ostacoli sono rappresentati dal difetto di competizione tra intelligenze e proposte politiche, dal privilegio per l’interesse personale a discapito dell’interesse generale, dalla avidità. Non è più il tempo della paura, dell’ingordigia, dell’arroganza. Ogni singolo cittadino deve essere consapevole del proprio ruolo nella società pretendendo dagli altri quanto è personalmente disposto ad offrire.

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