Non è Brunetta se non è litigarello

RENATO BRUNETTA

Negli ultimi tempi Brunetta ha deliziato i telespettatori esibendo una vis polemica inversamente proporzionale alle fortune di Forza Italia. Se l’è presa perfino con un allibito Vespa, già alle prese in trasmissione con una indomita senatrice grillina in rotta di collisione con Orfeo, direttore del Tg 1, inviso al movimento.

Anche in parlamento sembra che Brunetta non perda occasione per mostrare i denti. A quale scopo? Teme che la sua autorevolezza venga messa in discussione dal nuovo corso annunciato da Berlusconi ancora convalescente dal delicato intervento chirurgico? Noto per non essere dotato di buon carattere e quindi incline alla polemica personale, in realtà Brunetta interpreta il nervosismo di tutta la dirigenza del partito, ridimensionato dalla recente tornata elettorale amministrativa e decisamente privo di mission.

Non vi è più nel paese chi creda al liberalismo e alle capacità di governo di Berlusconi e di Forza Italia e le tattiche di sopravvivenza politica hanno mostrato ampiamente le corde. E non per cedere il passo ad una concorrenza interna alla destra o al centrodestra, perché lo stesso partito della Meloni, votato a Roma, ha una rilevanza politica quasi esclusivamente cittadina.

Mentre a Milano la compagine che si è riconosciuta in Stefano Parisi ha raccolto un risultato ambientale di opposizione alla compagine avversaria, vincitrice di misura. Si sono confrontati due pezzi di establishment di una città che non vuole consegnarsi al dimenticatoio della storia e tenta di riaffermare un proprio legittimo ruolo in Italia e in Europa. E non ci sono state dispersioni di risorse perché i due spezzoni di società si sono raccolti ciascuno intorno ad una propria idea e ad una propria iniziativa, dimostrando una notevole efficienza. Entrambe richiedono una città pulita, ordinata e moderna come premessa dell’azione politica, ma ancora nessuna delle due ha annunciato il proprio disegno politico strategico.

Sala ora è impegnato nell’amministrazione e qualcun altro penserà alla strategia. Parisi ha tentato nei giorni successivi alle elezioni di consolidare il consenso intorno agli obiettivi di lungo termine, ma evidentemente non è ancora il momento.

In questo scenario, non sembra che ci sia più posto per Brunetta e Forza Italia.

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