Noam Chomsky sull’informazione

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I mezzi di informazione non amano Noam Chomsky. Del tutto a buon diritto. Perché Chomsky è un critico feroce – e documentato – delle finalità di propaganda dei media più diffusi. A favore dei grandi inserzionisti e del sistema di governo e sottogoverno del Paese (di solito americano, nelle sue analisi), non necessariamente politico, anche finanziario e industriale, che consente ai faccendieri apicali di allignare e fare affari alle spalle dei contribuenti. Ignari di essere condotti per mano, nel meandro della disinformazione, a credere in “notizie” parziali o del tutto inventate. Non fake news innocue.

Chomsky, in effetti, parla più dello stravolgimento, che del travisamento, della realtà. E’ molto nota la sua opera “La fabbrica del consenso”. Altrettanto meritevole di essere letta, dibattuta e meditata, è la sua opera sul potere, dal titolo “Capire il potere”. Senza sconti per nessuno, Chomsky dialoga con voci fuori campo, ma si rivolge direttamente al lettore, offrendogli chiavi di lettura, applicabili negli Stati Uniti, così come in Italia. Quello che vale per il New York Times, vale, con le dovute proporzioni, per il Corriere della Sera. Il New York Times rivendica la funzione di tradizionale contrappeso del potere, accettata dai lettori e perfino dalla gran parte della gente che vi lavora, di una “stampa sempre pronta ad attaccare, ostinata, onnipresente, una presenza che deve essere sopportata da coloro che detengono il potere per salvaguardare il diritto del popolo a sapere le cose e per aiutare la gente a controllare in modo significativo l’operato dei politici”.  Ma Chomsky propone nelle sue opere la concezione alternativa, molto ben documentata, “secondo cui i media presentano un’immagine del mondo che difende e inculca le priorità economiche, sociali e politiche dei gruppi che dominano l’economia nazionale e che, di conseguenza, controllano l’azione del governo”. Pura propaganda, insomma, altro che informazione!

Negli Stati Uniti c’è Chomsky che fa sentire, da tempo, la sua voce. In Italia chi c’è? I due, tre giornali del cartello dell’informazione puntano, in base agli obiettivi assegnati, le vittime di turno e via con la disinformazione, che è, in larga parte, un notizia parziale, magari insignificante, ma che, ripetuta e rimbalzata, assume i contorni della verità unica o prevalente. Casini, presidente della Commissione Banche, ha dichiarato l’irrilevanza dell’episodio, rimbalzato per mesi sulla stampa, che riguarda Maria Elena Boschi. Eppure, gli italiani, da mesi, non sentono parlare di altro. Mentre dei miliardi sottratti, a decine e centinaia, ai risparmiatori e ai contribuenti, sulle cui spalle grava l’onere dei dissesti e dei “salvataggi” che incrementano il debito pubblico, non si parla che casualmente, come di eventi fisiologici, connaturati alle caratteristiche del sistema economico “liberale”. E, men che meno, sono divulgati i nomi degli effettivi prenditori del denaro sottratto al circuito del risparmio e degli investimenti, oltre ai capri espiatori che poco rischiano, a fronte delle complicità molto ben pagate. Ecco, cosa intende Chomsky per informazione e propaganda.

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