Né lacrime, né sangue


I due anni di pandemia hanno introdotto nell’informazione l’irrealtà delle scelte a favore o contro, che ora si ripete nei dibattiti sulla guerra in Ucraina.

Per cui si deve essere a favore o contro l’invasione, l’invio delle armi e le sanzioni, senza spiegare e senza motivare e, soprattutto, senza fare l’analisi dei fatti, con ciò precludendo, in effetti, la formazione di un’opinione pubblica che orienti le scelte della politica. In democrazia è così.

Il governo è investito delle attività scrutinate e deliberate in parlamento, non ad libitum, ma nel rispetto degli orientamenti di partito, che, in teoria, riflettono l’opinione pubblica. E’ la democrazia, bellezza.

Ci viene ripetuto da anni che il sistema non è perfetto, ma è il migliore possibile. Siamo d’accordo, a condizione che funzioni o, meglio, che sia messo in condizione di funzionare.

Ora, la scelta a priori si estende al governo Draghi, sì o no, pacchetto completo. Perfino una persona pensante come Giulio Sapelli ci propone in un libro o Draghi o il caos. Ci permettiamo sommessamente di notare che c’è la terza opzione di un Draghi migliore, o di un governo che si migliori (perché ormai è dimostrato che questo non è il governo dei migliori), che agisca in prevenzione dei nodi che stanno venendo al pettine e possono essere affrontati in Italia, in Europa e nelle sedi sovranazionali.

La frase ad effetto – e infelice – dell’alternativa tra la pace e il condizionatore è stata fin troppo commentata, anche da noi. Passiamo ad altro.

E diciamo che tanti problemi interni richiedono solo buona amministrazione e non il placet dei partiti, che a loro volta stanno mostrando la corda. Questi problemi non possono essere rinviati, proprio per evitare di gettare il paese nel caos.

Draghi si pone forse lo scrupolo che l’inversione di tendenza rispetto a energia e agricoltura, solo per fare un esempio, comporti la denuncia delle stupidità del passato? E, quindi, che le scelte del governo suonino di denuncia delle carenze politiche e istituzionali? In tal caso – e non pensiamo che sia così – non starebbe al posto giusto.

Noi pensiamo che Draghi sia la persona giusta, ma lo deve dimostrare con l’azione governativa, informando i cittadini ed evitando frasi ad effetto. L’Italia non vuole né lacrime, né sangue, se si possono evitare. E si possono evitare, se il governo Draghi non sbaglia.

Ricordiamo che ingrediente essenziale della democrazia è la partecipazione dei cittadini, nei vari modi, non soltanto nel momento del voto. E in Italia, da anni, perfino il momento del voto è stata ignorato da personalità eccellenti delle istituzioni. Ripristiniamo le regole della democrazia e i cittadini seguiranno e non dimenticheranno.      

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*