Né Destra, né Sinistra, solo sbando e corruzione

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Il dibattito sulla Sinistra, inesistente, secondo i canoni tradizionali del Partito che interpreta i bisogni della gente più umile, è riesploso. Per l’ennesima volta. Merito, questa volta, o demerito, a seconda dei punti di vista, di Luca Ricolfi, saggista, sociologo, esperto e forse nostalgico di una Sinistra che fu e che ora non è più. Una Sinistra, nella visione di Ricolfi, che ha rinunciato al principio dell’uguaglianza e che ricorre alla propaganda per mantenere o contendere il suo spazio di potere. Costi quel che costi.

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Siamo d’accordo con l’analisi di Ricolfi, ma soltanto in parte. Perché non è vera l’implicazione del suo saggio che la Sinistra, rappresentata prima dal filosovietico Pci e, dopo la Bolognina, dal governo D’Alema e poi dall’Ulivo di Prodi, abbia favorito l’effettiva introduzione nella società italiana, bloccata, ora come allora, dalla conservazione più retriva, dei germi dell’uguaglianza tra i cittadini. Che si realizza nelle opportunità di lavoro e nella uniformità di trattamento amministrativo e giudiziario. Né è a dire che la guerra tra bande che imperversa periodicamente tra le fazioni dell’attuale Sinistra, spaccata anche all’interno del Pd, consenta previsioni di miglioramento.

Un tempo, sia pure a chiacchiere, l’Uguaglianza era coniugata con il Progresso, perché si riteneva che nella luminosa società dell’Avvenire le diversità sarebbero scomparse o si sarebbero attenuate. Ma ora chi parla più di Progresso? Così come a Destra sono scomparsi i temi della Tradizione, perfino nella declamazione elettorale (Berlusconi preferisce farsi fotografare in un McDonald’s intento nella lettura del menù), a Sinistra i parlamentari hanno rotto il rapporto con i cittadini. Sturzo aveva previsto, già nell’immediato dopoguerra, che la burocrazia di ogni tipo avrebbe dominato il Paese e che la corruzione sarebbe divenuta la valuta pregiata di una società allo sbando. Come si è puntualmente verificato.

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