Nato da rivedere


La Nato ha fatto il suo tempo? Se lo chiedono, in questi giorni di guerra, sia i paesi membri, che i paesi antagonisti. I primi per capire se l’ombrello protettivo dell’alleanza è sfumato nella brughiera ucraina. I secondi per valutare le possibili reazioni dell’alleanza, in sostanza degli Stati Uniti, tuttora paese egemone, a un atto di bullismo.

A giudicare dalla risposta politica all’attacco russo, deprecato fin dall’inizio da Stati Uniti e Unione Europea e stati membri con pochissime eccezioni, ora, a maggior ragione, stigmatizzato, man mano che gli orrori della guerra invadono gli schermi tv, la Nato non avrebbe perso smalto. Anzi, essendo stata costituita in funzione antisovietica nel dopoguerra, l’attacco dall’est in pieno svolgimento ne dimostrerebbe l’attualità.

La realtà, come spesso capita, però, almeno in parte diverge dalle apparenze. Perché l’attacco è rivolto all’Ucraina che non è un paese Nato. E soprattutto perché gli equilibri all’interno dell’alleanza sono mutati.

Per volontà degli Stati Uniti, che hanno riscoperto la vecchia dottrina Monroe e si sono focalizzati sul Pacifico, conteso dalla Cina. Per una certa ignavia degli stati europei, divisi anche nel progetto della difesa comune e da sempre adagiati nella fiducia che gli Stati Uniti non mancherebbero di intervenire, se fosse necessario.

Perché le prospettive del mondo globalizzato sono cambiate rispetto a 20 anni fa, quando gli effetti della globalizzazione hanno cominciato a farsi sentire, provocando disparità, largamente illegali, che non sono state affrontate né sul piano politico interno ed estero dai principali protagonisti, né sul piano del diritto internazionale, a discapito, però, delle giurisdizioni interne.

Per cui, tanto per fare un esempio, la questione tanto dibattuta degli organismi geneticamente modificati è stata risolta in sede di WTO, a favore delle imprese produttrici americane e canadesi, ma la sanità è materia costituzionale interna degli stati membri e, quindi, teoricamente destinata alla giurisdizione interna. Siamo certi che un giudice italiano avrebbe deciso come la corte sovranazionale? E’ lecito quanto meno dubitarne.

Cosa può e deve fare l’Italia? Mettere mano alla difesa, come dice Draghi, senz’altro. Ma non soltanto rimodernando gli arsenali bellici. Anche, e secondo noi soprattutto, attrezzando il paese contro la guerra economica, che ha prostrato l’economia italiana, del tutto sguarnita, distruggendola o consegnandola ai nuovi colonialisti.   

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