Nani e ballerine vogliono Salvini al rogo

salvini4

Gli opinionisti prezzolati del circo della disinformazione organizzata alimentano il dibattito sul processo a Salvini, mediatico, prima che giudiziario. Come se il tema in discussione sia la qualificazione giuridica del presunto fatto di reato attribuito a Salvini, e non il processo tout court all’attività politica, che, invece, è sottratta dalla Costituzione, in quanto tale, al sindacato della magistratura. In base al principio costitutivo delle democrazie occidentali della separazione tra Poteri dello Stato, lo abbiamo scritto più volte.

Né si può dire che, in questo modo, la politica sia sottratta a qualunque controllo, perché, in democrazia, il controllo sulla politica viene esercitato dai cittadini, con il voto e con le contestazioni, in sede politica e amministrativa. Di quest’ultimo tipo di controllo, che richiede preparazione, assiduità e dedizione alla cosa pubblica, in Italia, c’è poca dimestichezza e la politica se ne approfitta. Ma è questione politica, che riguarda i programmi elettorali, le scelte e il mandato degli elettori e l’esecuzione dei programmi, conformemente alle promesse elettorali, da parte del Governo. Non è materia giudiziaria. Il discrimine è fondamentale per lo Stato di Diritto.

La garanzia di autonomia e di indipendenza dei Poteri dello Stato (la Magistratura è uno, gli altri sono il Parlamento e il Governo) è irrinunciabile, come, infatti, la Magistratura reclama periodicamente.

Per rendere più comprensibile il tema in discussione, che non sembra compreso nemmeno da qualche esponente dei Cinque Stelle (la Nugnes e la Lombardi hanno rilasciato dichiarazioni misteriose), ricordiamo ai lettori che il Governo Gentiloni è incorso, con la regalia delle Banche Venete a Intesa San Paolo e l’esautorazione dei risparmiatori a mezzo decreto legge, nella sottrazione delle attività di maggior pregio ad entrambe le banche. Noi, per spiegarla, abbiamo chiamato l’operazione “bancarotta di Stato”, perché la sottrazione delle attività ad una impresa dissestata è sanzionata dalla legge come reato di bancarotta.

Ma non abbiamo mai pensato che si tratti di un reato commesso da Gentiloni e dal suo Governo. Perché l’Ordinamento Giuridico (democratico) mette a disposizione dei cittadini altri strumenti di reazione in questi casi, per fortuna non molto ricorrenti: esattamente, il ricorso alla Corte Costituzionale, per manifesta illegittimità della legge, contraria a principi e norme costituzionali. La Corte è competente anche per il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ma, nel caso di Salvini, non è stata investita, e, come molti, ci chiediamo perché.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*