Monti invita al silenzio stampa


Il senatore a vita Mario Monti, indimenticato capo di un governo “tecnico” che ha combinato solo disastri, ha parlato.

Male. Poi si è corretto. E ha insistito. Male. Ha detto in sostanza che di covid i giornali e le tv parlano sconsideratamente, ma, invece, di consigliare l’equilibrio dell’informazione, ha prospettato il bavaglio. In conformità al noto adagio della saggezza popolare che è meglio tacere che dire scempiaggini.

Ma l’adagio vale per la vita di tutti i giorni. Non vale per l’informazione dei cittadini su un tema di così vasto interesse, per tante ragioni di primario rilievo, come l’epidemia da covid.

E’ vero, però, che l’informazione dal 9 marzo 2020, inizio ufficiale dello stato di emergenza, è stata pessima, da parte delle autorità sanitarie e da parte della stampa, scritta e televisiva. Sia per le notizie sanitarie, contraddittorie e lacunose, sia per la narrazione dell’epidemia in Italia e nel mondo, ossessiva e strumentale all’esercizio di un potere più autoritario che autorevole, che sta suscitando critiche e ribellioni.

Grazie all’informazione distorta sono diventati volti “amici” personaggi che, in altre circostanze, gli italiani non frequenterebbero nemmeno al bar sport. Figuriamoci in casa, sia pure tramite il tubo catodico (ora evoluto nei cristalli liquidi).

Non vogliamo dire, con questo, che Monti avrebbe fatto meglio a tacere. Lui, oltre alla stampa “deviata” (come un tempo si diceva dei servizi segreti che facevano le marachelle). Piuttosto avrebbe potuto commentare la manovra in corso, a sostegno o a critica del governo “tecnico”, come è stato il suo. Invece, per fair play o per altre ragioni, Monti tace sul piano di investimenti.

Non lo stiamo forzando al commento, ma, tutto sommato, sarebbe meglio che parlasse di economia, invece che di bavaglio.   

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