Monti antiamericano


Invitato da Vespa per parlare della manovra di Governo, Monti non è stato avaro di giudizi sulla incompetenza dei protagonisti tecnici e politici delle misure di bilancio, indulgendo, fin troppo, nella difesa dell’attività del Gabinetto meno amato dagli italiani, da lui presieduto nel 2012. Ha glissato sul rilievo che il debito pubblico sia cresciuto, quell’anno, del 13 per cento, ha sostenuto che il suo mandato non fosse la crescita, ma la sistemazione dei conti, e non si è sottratto nemmeno alla domanda se tra Stati Uniti e l’oligarchia dell’Unione Europea vi sia un conflitto latente (confermandone la sussistenza), nel quale l’attuale Governo avrebbe assunto, nella sua visione, un ruolo pro Stati Uniti (doppiato da un eccesso di attenzione per la Russia), incongruo con le prospettive di protagonismo geopolitico dell’Europa.

Che il Governo giallo – verde sia particolarmente critico della governance europea e che l’oligarchia in auge a Bruxelles sia in fase di sfaldamento, è davanti agli occhi di tutti. Altrettanto evidente è che tra la Germania della Merkel e gli Stati Uniti di Trump non corra troppa simpatia. E’ una questione di alleanze, mascherata da guerra economica.

Non siamo in possesso delle simulazioni geopolitiche della Casa Bianca o del Pentagono e ignoriamo cosa si agiti nei pensieri della ex ragazza dell’Est (caduta in disgrazia nel consenso dei suoi concittadini, più di quanto sia criticata in Italia per gli eccessi della linea politica, sostanzialmente dirompente – quella sì! – dell’Unione Europea).  Ma vediamo che il filo diretto tra la Merkel e gli oligarchi europei non funziona più come un tempo e che l’isolamento tedesco sta crescendo. Macron, assistito sul piano internazionale ancora meno del predecessore Sarkozy, è debole, insidiato dagli avversari interni (sempre più numerosi) e non più favorito dagli esponenti della finanza, effettivi artefici della sua ascesa. Troppi errori, troppa sicumera.

Monti non ha dichiarato la sua attuale appartenenza, pur propendendo nelle analisi in favore della oligarchia europea, alla quale è appartenuto organicamente. Potrebbe giustificare la sua apparente ritrosia con un sonoro “ho già dato”. Ma la sua ambizione intellettuale, inserita nell’alveo degli avvenimenti, si dimostra sempre assai consistente. E gli Stati Uniti non sono all’apice delle sue simpatie. Si ricordano ancora le importanti iniziative da lui assunte nel ruolo di commissario europeo per la concorrenza durante la presidenza di Prodi, a tutela degli interessi europei nei confronti di primarie imprese di origine americana.

In sostanza, Monti è ancora saldamente assiso sulla scena politica italiana e, almeno, europea, con un ruolo secondario rispetto ai fasti del passato, e tuttavia ancora consistente, utile ai suoi riferimenti ideali. Ma insiste, secondo noi (potremmo sbagliare), nel ritenere immutabili le condizioni della politica internazionale, che, invece, stanno mutando rapidamente, in favore di nuovi equilibri parcellizzati, in parte ancora dissimulati.

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