I moderati vogliono che le istituzioni funzionino

Foto Marco Alpozzi - LaPresse
12 10 2013 Torino

Politica

Manifestazione Federale a sostegno della legalità contro l'immigrazione clandestina. 

Nella foto: Sostenitori leghisti durante il comizio

Federal Demonstration in support of the law against illegal immigration.

In the pic: Leghisti supporters

“Dove sono finiti i moderati?”, si chiede Antonio Polito, vice direttore del Corriere della Sera, che è stato, a sua volta, impegnato in politica (frequentava Zanone, storico e glorioso esponente del Partito Liberale) e, per una breve stagione, senatore del Pd. E si dà una risposta, secondo noi sbagliata, perché distingue tra “incazzati” e moderati.

I primi, secondo lui, hanno dato il voto a Lega e M5S, i secondi sono scomparsi dall’orizzonte della politica e potranno ripresentarsi all’appello soltanto se li chiamerà un leader prestigioso, eccezionale. Non siamo d’accordo. Nemmeno sulla distinzione tra tipi di elettori, quasi una classificazione genetica. Perché Polito non si è accorto, e con lui molti altri, che i moderati oggi sono incazzati, non sono scomparsi, e hanno votato Lega e M5S.

Berlusconi e Prodi e i rispettivi successori non hanno l’esclusiva della moderazione. La debacle di Forza Italia e del Pd non dimostra che i moderati sono scomparsi, dimostra semplicemente che hanno votato Lega e M5S perché sono incazzati, per rimanere nella logica di Polito, che, sbagliando, non si chiede perché siano incazzati. Ci proviamo noi.

Berlusconi e Prodi hanno tradito i rispettivi elettori, che poi, in parte, sono gli stessi, proprio perché gli italiani sono sostanzialmente moderati e credono che le tradizioni possono conciliarsi con il progresso. Soltanto le ideologie interessate del passato avevano creato gli schieramenti, scavando il fossato tra tradizione e progresso. Berlusconi si è presentato, come è noto, come alfiere delle libertà, e Prodi come alfiere della democrazia adulta, e non sono stati né, l’uno, liberale, né, l’altro, democratico. Le libertà sono diminuite e le disuguaglianze sono aumentate.

Gli elettori ci hanno messo un po’ a capire e ad orientarsi, anche per carenza di offerta, fino al M5S, il cui contraltare politico è stata la Lega di Salvini, che ha prodotto buone amministrazioni e, con Salvini, una visione (che prima non c’era). Il Contratto di Governo, a ben pensare, è meno strano di quanto viene agitato dai giornali antigovernativi: dimostra semplicemente che tradizione e progresso si possono conciliare, nel nome del funzionamento delle Istituzioni.

Questo, in effetti, temono gli opposti Poteri, privi di elettorato: che gli italiani si accorgano che questo Governo sta cercando (o così sembra, al momento) di far funzionare le Istituzioni, cioè la macchina dello Stato, arenata da lungo tempo. Questo chiedono i moderati, e non l’hanno ottenuto, con i voti, né da Berlusconi, né da Prodi (ed epigoni, da Monti a Gentiloni), che lo Stato funzioni.

Noi abbiamo dimostrato, con la documentazione a nostra disposizione, ovviamente modesta e incompleta, che centinaia di miliardi sono stati sottratti illecitamente al risparmio e al circuito legale dell’economia e della finanza. Chi siede in Parlamento e al Governo ha tutt’altro osservatorio. Se le disfunzioni non vengono rimediate, non funziona la testa. Ecco perché gli elettori (moderati e incazzati) hanno dato mandato a Lega e M5S. Che il mandato elettorale sia confermato, o no, dipende dalla capacità di far funzionare la macchina dello Stato, tutta. Ecco perché la maliziosa chiamata periodica degli spezzoni di anti – Stato da parte dei giornali antigovernativi.

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