Il ministro Bussetti nella bufera

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Marco Bussetti, ministro della Pubblica Istruzione ha fatto una trasferta sotto la linea del Volturno, ed è stato un putiferio. Perché si è permesso di dire, a chi gli chiedeva più fondi, che l’impegno personale viene prima di tutto. Le polemiche sono divampate.

Il Sindaco di Napoli non ha mancato di fare sentire la sua voce, severamente critica (bisogna capirlo, si avvia alla fine del secondo mandato). E anche Di Maio si è sentito chiamato in causa, forse per il richiamo del territorio, e ha suggerito che il collega, ministro della Lega, lombardo doc, si scusasse. Il ministro, giustamente, non lo ha fatto e non sembra che ci pensi proprio. Al più, potrebbe rincarare la dose. Ci chiediamo: è così sbagliato incoraggiare i dipendenti pubblici a lavorare di più? Per niente. Anche se sarebbe bene precisare: di più e meglio.

Da quando è saltata, negli anni 60, la logica del merito, nella scuola, con la “Lettera ad una professoressa”, e, in azienda, con le agitazioni sindacali a prescindere (i più anziani ricordano ancora gli autunni caldi, di cui nessuno ha mai calcolato i danni permanenti di sistema), tutto è consentito. Le regole sono: non farsi notare, fare, se possibile, pochi danni, colpire nell’ombra, scaricare le responsabilità sugli altri, possibilmente di altri uffici.

A onor del vero, bisogna aggiungere che pigrizia e ignavia non sono prerogative esclusive del Settore Pubblico e del Sud, perché le sacche di resistenza al maggior impegno si trovano anche nelle società a controllo pubblico, mai veramente stangate (sono grandi elettori), nelle aziende private (avviate a cassa integrazione, invece che alla ristrutturazione propriamente detta) e nel Nord.

Tanto per rimanere nella Capitale, che si trova al Centro del Paese, ricordiamo che i dipendenti diretti e indiretti, tra Comune, Municipi e società controllate (casi Atac e Ama) sono più che raddoppiati in pochi anni, e i servizi – come dire – lasciano molto a desiderare. Quindi, con il ministro, chiediamo maggiore e migliore impegno, sia al Centro, che al Nord e al Sud, e stanziamenti di fondi come effetto dell’impegno.

 

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