Matteo Richetti, Azione: “serve un altro Governo”


Sono giorni febbricitanti per il Governo e, questa volta, la causa non è imputabile alla pandemia da coronavirus. Dopo la maldestra gestione dell’affaire Bonafede, (per ora) apparentemente superata, Conte è impegnato a tenere in piedi una maggioranza alle prese con i giochi di palazzo e appesa ai mutevoli umori degli alleati.

Tuttavia, in questo magmatico contesto politico, c’è chi dimostra di avere le idee chiare. E’ Azione, il partito di Carlo Calenda, premiato dai sondaggi e che, nelle intenzioni di voto degli italiani, supera Italia Viva di Renzi.

L’attuale crescita di Azione, con ogni probabilità, è frutto dell’adozione di una linea politica ben definita, che si rivolge ad un pubblico consapevole di non avere un’adeguata rappresentanza politica.

Economia, imprese e politica industriale. Sono questi i temi che abbiamo affrontato con il Senatore di Azione, Matteo Richetti, nell’intervista rilasciata in esclusiva per il NuovoMille.it.

Senatore Richetti, in questo periodo in cui l’economia nazionale, oltre alle ben note difficoltà, patisce a causa del covid, Azione sembra essere l’unico partito che si occupa di politica industriale. Secondo lei, nella prospettiva del piano di ricostruzione, quale direzione occorre assumere

La politica italiana sta pericolosamente sottovalutando che se il sistema economico non dovesse riuscire a reagire all’emergenza sarebbe una catastrofe senza precedenti. Il Governo ha messo in campo risposte ordinarie invece che interventi straordinari. Serve riproporre immediatamente industria 4.0, il Piano di Carlo Calenda che ha consentito investimenti e crescita; bisogna pagare tutti i debiti della Pubblica amministrazione e mettere in campo provvedimenti fiscali immediati: dallo stop degli ammortamenti per rafforzare i bilanci, alla restituzione degli anticipi sulle imposte. Per non parlare della burocrazia: tutti promettono semplificazione e intanto le imprese passano i giorni a riempire scartoffie.

È possibile ritenere che la scelta politica degli ultimi decenni, avendo privilegiato artificiosamente alcune offerte di beni, sia stato il motivo principale del calo della produzione industriale

Il problema è che fino al 2015 è mancata una vera propria politica industriale nel nostro Paese. Negli ultimi decenni si sono commessi errori clamorosi: non si è capita l’importanza strategica della manifattura, si è alterato il rapporto con il sistema del credito a danno delle imprese ed è mancata la presenza nei settori innovativi e strategici.

Se a ciò si aggiunge la carenza delle infrastrutture immateriali, tra cui l’istruzione e la mancata tutela del risparmio privato – spesso oggetto di scorribande non sanzionate dalle Authorities – che sviluppo prevede possa avere il Paese

Il nostro Paese ce la può fare perché ha risorse straordinarie, un talento diffuso invidiabile, operosità e ingegno senza paragoni. Bisogna recuperare la centralità della formazione tecnica. La “liceizzazione” dell’istruzione non è sempre stata un bene. E’ necessario fermare subito il furore ideologico che accompagna le discussioni su concessioni pubbliche, intervento diretto dello Stato e partecipazioni pubbliche. Guardi che disastro su Ilva, Alitalia e Autostrade.

La situazione emergenziale generata dall’epidemia suggerisce la necessità di ricorrere a risorse fresche, in particolar modo a favore delle PMI, quasi al collasso prima ancora dell’emergenza. Le imprese non riescono a mantenere l’avviamento e viene accumulato debito su debito. Quali strumenti occorrono per superare questa fase

Alle imprese fino a ora è stata garantita una sola cosa: la possibilità di fare debiti. Un po’ poco, diciamo. Il sostegno per le spese di dispositivi, sanificazione, sicurezza è stato una presa in giro. E’ necessario estendere la garanzia pubblica al factoring che è la via maestra per la liquidità. I tempi di erogazione sono inaccettabili. Togliere di mezzo Sace e andare sulla garanzia pubblica diretta, potenziare e rendere più flessibili permessi retribuiti e cassa integrazione, sono solo alcune delle proposte di Azione.

Non abbiamo potuto fare a meno di notare che Azione ha optato per la linea dell’opposizione responsabile, riscuotendo l’attenzione del pubblico. Avete fornito molti assist al Governo, con proposte interessanti, tuttavia non recepite o non considerate tali. Per ora Conte non è andato oltre la réclame, con l’effetto che le aziende, specialmente in alcuni settori, non vedono prospettive di ripresa. Crede che serva un cambio di passo

Abbiamo proposto al Governo un piano completo per le riaperture: ignorati. Abbiamo presentato emendamenti al Cura Italia e al Dl liquidità: ignorati. Non serve un cambio di passo, serve un altro governo. Siamo al ridicolo: assistenti civici, conferenze stampa paternalistiche, task force per ogni questione. Il tempo dell’improvvisazione è finito, adesso serve un Governo che conosca i problemi da risolvere e abbia soluzioni chiare. Azione è pronta a fare la sua parte.

Da tempo, sulle colonne del NuovoMille.it, denunciamo il costante declino dell’offerta politica, sollecitando i partiti a dare concretezza alle proposte di politica industriale. Concordiamo, quindi, con Richetti quando dice che “il tempo dell’improvvisazione è finito”, perché le imprese – colonna portante dell’Italia – questa carenza politica la stanno pagando a caro prezzo.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*