Mattarella al lavoro per il cambio


Giorgia Meloni parla a suocera perché nuora intenda. Dopo mesi di sollecitazioni a Mattarella, considerato, a torto o ragione, il puparo del governo Conte, la Meloni offre a Conte l’aiuto dell’opposizione (o delle opposizioni?) a condizione che, ad emergenza finita, si vada al voto. Quindi, con Mattarella garante dell’accordo politico.

Novità o sasso nello stagno? Propendiamo per la seconda ipotesi per la semplice ragione che non c’è nulla di nuovo nella proposta della Meloni. Cioè, che un esponente dell’opposizione si proponga come esponente di un governo di coalizione, o di unità nazionale come ad alcuni piace dire, in concreto con altri partiti, non necessariamente dello stesso schieramento.

La Meloni e, negli ultimi mesi, anche Salvini, però, hanno negato la prospettiva della coalizione. Chiedono elezioni da un anno a questa parte, già prima dell’emergenza sanitaria, sostanzialmente per mischiare le carte e vedere cosa esce dal mazzo: come minimo un altro mandato. E chi vivrà, vedrà.

Salvini archiviò il governo giallo – verde con la famosa mattana del Papeete (agosto 2019) perché aveva avuto sentore che Mattarella stesse lavorando ad una prospettiva più gradita “all’Europa”, per quello che l’espressione significa. Ora, lo scenario è completamente cambiato.

L’emergenza sanitaria ha messo il governo alle corde. Il crollo di credibilità del ceto politico ha travolto l’alta dirigenza dello Stato e, con questa, la continuità dello Stato, che fa acqua da tutte le parti.

Non vogliamo essere impietosi e accusare questo o quel ministro, o ministra, ma dobbiamo prendere atto, con Mattarella, che questa esperienza va archiviata. Come e con quale prospettiva? Andando per gradi. Intanto, partendo dalla denuncia della Meloni. Poi, con i mezzi a disposizione. Che francamente potrebbero essere migliori.

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