Mascherine dalla Cina, una mediazione imbarazzante


Più di 60 milioni di provvigioni, a tre soggetti diversi, per avere le mascherine dalla Cina. Formalmente pagate dalla Cina, ma sostanzialmente detratte dal prezzo pagato dall’Italia e, quindi, a carico del contribuente italiano.

C’è un’inchiesta giudiziaria, che avrà presumibilmente tempi lunghi, e c’è l’inchiesta giornalistica di Quarta Repubblica e della Verità, che ha messo in evidenza la ritrosia dei soggetti attenzionati, un commerciante di bibite sudamericano, un giornalista prestato alla politica e un agente di prodotti della difesa, a rilasciare dichiarazioni.

Il commissario Arcuri, che si occupa delle operazioni di cassa a causa dell’emergenza, non ha rilasciato comunicati e non ha messo a disposizione, finora, il contratto di acquisto richiesto dai mezzi. Siamo convinti che il contratto, seppure venga messo a disposizione della stampa, nulla potrà aggiungere alle informazioni già note. Conterrà il prezzo e poco di più.

Comunque nessun riferimento specifico alla mediazione, siamo disposti a scommettere. Al più potrà dire che il prezzo è onnicomprensivo e che qualsiasi altra spesa è a carico del produttore cinese. Che, seppure abbia un volto, non dirà mai nulla di interessante.

Ci sono tutte le premesse che le inchieste giungano ad un nulla di fatto, perché – come si sa – le responsabilità personali devono essere accertate oltre ogni ragionevole dubbio. Ci sono, però, aspetti che Quarta Repubblica e la Verità non hanno finora considerato.

La commissione di agenzia viene di solito pagata dal produttore a cui l’agente apre il mercato. In sostanza, se e quando l’offerta del prodotto ha bisogno di essere segnalata e sollecitata al potenziale cliente. L’agente si guadagna da vivere scoprendo il mercato (la domanda) e sensibilizzando il cliente all’acquisto di quel prodotto, invece di altri prodotti analoghi. La regola vale per il commesso viaggiatore e per i grandi mediatori internazionali.

 Basta chiedere alle imprese italiane che vendono all’estero e riconoscono agli agenti provvigioni, inversamente proporzionali al valore dei prodotti, che – incidentalmente – non di rado vengono contestate dal Fisco.

Nel caso mascherine, la situazione è opposta. I tre soggetti (con ruoli da definire) hanno procacciato l’offerta al cliente inerte, incomprensibilmente incapace di negoziare il prezzo delle mascherine. Salvo che il produttore cinese si sia sottratto alla negoziazione e abbia preteso un prezzo intrattabile, avendo presente l’obbligo di riconoscere la provvigione.

 Ricordiamo che di solito le forniture internazionali sono provviste della specifica del prezzo, margine di utile compreso. E salvo che il cliente italiano, dotato della provvista finanziaria (oltre un miliardo), non abbia trattato, evitando di entrare nel meccanismo del prezzo.

Dopo qualche mese, la meritoria opera dei due mezzi di informazione ha provocato l’emersione della incredibile vicenda. Vediamo i ruoli dei tre fortunati soggetti.

Secondo l’unica dichiarazione, decisamente smozzicata, resa dal commerciante sudamericano, che ha avuto meno degli altri, il rapporto con il produttore sarebbe suo. Da chi sarebbe stato officiato, non si è capito. Ragioniamo.

Se il commerciante fosse stato informato che il commissario, ignaro dell’indirizzo del produttore cinese, era alla ricerca spasmodica di mascherine, sarebbe andato da lui per far valere il suo rapporto privilegiato con la Cina. E il commissario, riconoscente, magari gli avrebbe pagato una provvigione, o un pour boire, certamente non 60 milioni e oltre. Gli altri due ruoli, però, così non c’azzeccano.

Tra l’altro, non si capisce perché il commerciante sudamericano, munito del prezioso indirizzo cinese, abbia avuto molto meno degli altri, il cui ruolo è tutto da decifrare. Accettiamo comunque la logica dell’evidenza. Doveva andare così, perché il produttore diversamente non avrebbe consegnato all’Italia. Ma perché ha calcolato e pagato cifre così ingenti e così diverse, riducendo il suo margine di utile, se avesse potuto cavarsela con molto meno. Ci sono troppo aspetti che non si spiegano.

L’unica cosa certa è che l’Italia ha pagato un prezzo comprensivo di provvigioni assai onerose. Troppo onerose. Può fare qualcosa il commissario per recuperare la parte di prezzo corrispondente alle provvigioni?

Questa è la domanda che finora nessuno sembra essersi posto. Secondo noi sì. Il commissario può e deve fare qualcosa. In sede civile. Non in sede penale. Quanto prima.       

Conversazioni
16 12 2020 - 19:44

Una precisazione riguardo alle responsabilità: il discorso non vale per il cittadino, il quale è sempre responsabile di ciò che compie. Mentre giusto o sbagliato che sia: nessun politico o dipendente pubblico paga mai per gli sbagli che fa!
Buona serata.

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