Marino sindaco, impegni da rispettare

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Il neosindaco di Roma, Ignazio Marino, ha annunciato platealmente la ricognizione delle gestioni delle società partecipate comunali e la riduzione ad unum dei nutriti consigli di amministrazione. Ben venga l’iniziativa virtuosa e sia immediata e produttiva di risultato! Il debito del comune di Roma, che dichiara 12 miliardi, è costituito da circa 6 miliardi di derivati, su cui dovrebbe essere consentita un’ispezione indipendente, e da debiti di gestione, in parte noti e in parte ignoti.

Ad esempio, per dare concretezza alle parole, il debito provocato dalla iniziativa (dissennata?) della Nuova Fiera è enorme ed è ignoto, perchè è stato dissimulato nel corso degli anni da aggregazioni e denominazioni diverse. Nel 2006 l’annuncio trionfalistico di Veltroni, che Roma avrebbe avuto una grande zona fieristica pagata dall’utenza mediante una brillante iniziativa di project financing, suonò velleitario e predestinato (al collasso). L’assessore al bilancio in carica si ribellò all’inchiesta dell’Opinione, che tenne duro ed ebbe ragione di lì a poco.

Alemanno cavalcò la rovinosità del sistema Veltroni in campagna elettorale e promise grandi cose, del genere virtù, trasparenza, ecc. ecc.. I cittadini romani non se ne sono accorti, come hanno dimostrato i risultati elettorali e, pur non potendo presentare il conto effettivo dei disservizi, perchè la legge non lo prevede, hanno giubilato Alemanno e la sua corte e hanno eletto Marino, che ha beneficiato – bisogna dirlo – della concorrenza modesta, della speranza di cambiamento e della ridotta affluenza alle urne.

Ora però Marino è sindaco, è impegnato nella ricognizione delle gestioni fallimentari e, si spera, nella riduzione o magari nella eliminazione degli sprechi pubblici. Il primo risultato di siffatta attività dovrebbe essere la denuncia, almeno politica, il secondo dovrebbe essere l’intervento virtuoso. Non si chiede al sindaco di procedere simultaneamente in ogni comparto della spesa, si chiede legittimamente di sapere, per quanto concerne la Nuova Fiera, a quanto ammontino la perdita e il debito, chi sia stato destinatario negli anni delle giunte precedenti delle prebende più o meno ricche che corredano di solito queste vicende, quali prospettive la giunta coltivi in materia fieristica, in base all’esperienza non esaltante di questi lunghi anni di sofferenza economica.

Prevenendola, signor sindaco, la materia non è tutta on line. In seguito potranno essere affrontati gli altri capitoli, uno dei quali è costituito da Risorse per Roma, nata per la migliore gestione del patrimonio pubblico cittadino e nota per non avere ancora completato l’inventario dei beni, ma comunque in profondo deficit. Sorge spontanea una domanda, alla quale in seguito signor sindaco, potrà rispondere. Ma con il patrimonio della città di Roma si può essere in perdita?

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