Manovre nella stampa


Un direttore che godeva dei favori della redazione, e per giunta minacciato di morte, spodestato, e un giornale che, non appena insediata la nuova proprietà, entra in sciopero. Il passaggio di proprietà, formalizzato ieri, che ha portato John Elkann alla guida di Repubblica e dell’intero gruppo editoriale Gedi, il cui controllo è stato rilevato dalla famiglia De Benedetti, è stato a dir poco dirompente. Che gli umori nel grande palazzo di via Cristoforo Colombo, a Roma, che ospita la sede di Repubblica, non fossero favorevoli al passaggio di proprietà, è cosa nota. Nessuno però si sarebbe aspettato, quale prima decisione del nuovo consiglio di amministrazione, una scelta così dura, ovvero la sostituzione immediata di Carlo Verdelli, che aveva preso il testimone da Mario Calabresi appena 14 mesi fa. E che – si noti bene – era riuscito a imprimere un rinnovato slancio al quotidiano fondato da Scalfari, conquistandosi il pieno supporto della redazione (fattore non scontato). I bene informati ipotizzano che gli articoli critici di Repubblica sulla normativa olandese che favorisce “l’importazione” di holding nel paese dei Tulipani sia alla base del cambio al vertice del quotidiano (Fca è una delle realtà che si sono avvalse di questa normativa, peraltro in buona compagnia di numerose altre realtà nazionali; l’ultima a decidere di spostarsi verso Amsterdam è stata Campari, a fine febbraio). E poi, c’è chi dice che, in vista della fusione con PSA (e delle inevitabili “ottimizzazione” che questa comporterà), a FCA potrebbe servire qualche valida sponda mediatica

A Roma, al posto di Verdelli, viene mandato Maurizio Molinari, direttore de La Stampa dal 2015 (anche lui era subentrato a Calabresi), mentre a Torino viene spedito Massimo Giannini, già vicedirettore di Repubblica, e a lungo numero uno del suo dorso economico, Affari&Finanza. Sempre in capo a Giannini, poi, andrà la guida del grande network di testate locali (una dozzina di quotidiani, dal Tirreno di Livorno al Mattino di Padova, dal Messaggero Veneto di Udine al Piccolo di Trieste). Marchionne, a suo tempo, aveva suggerito a Elkann di disfarsi dell’editoria, un settore in crisi strutturale, per lo meno in Italia. Non a caso, nel 2016, Exor – la finanziaria degli Agnelli – uscì definitivamente dal “salotto dei salotti” dell’editoria italiana, ovvero Rcs. Ora, però, si apre una nuova stagione, tutta da decifrare. Con una certezza, però: l’editoria resta la grande passione/ossessione della casata torinese.

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