Malavita organizzata a Roma

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Roma è nelle mani della malavita organizzata. Lo ha dichiarato senza tanti giri di parole la Sindaca Raggi in una recente trasmissione televisiva, denunciando pubblicamente (e ha fatto bene) la dolosità delle “autocombustioni” dei depositi di rifiuti e degli autobus cittadini e del crollo di scale mobili, che ha provocato la chiusura, a tempo indeterminato, di tre stazioni centrali della metropolitana.

Lo hanno illustrato, dati alla mano, sulla base della lunga esperienza sul campo, in un saggio che merita di essere letto (“Modelli criminali, mafie di ieri e di oggi”), Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, procuratore capo e procuratore aggiunto della Procura di Roma.

La progressione dell’indice del libro sulle cosiddette “piccole mafie” è preoccupante: C’è la mafia a Roma?; “Roma è il futuro” (dalle parole di un esponente della ‘ndrangheta); Le “piccole mafie” di Roma: dal caso Ostia ai Casamonica; “Mafia Capitale” ovvero la teoria del mondo di mezzo; Il “laboratorio” del basso Lazio; e poi, altro capitolo, Un mondo di affari. Consigliamo la lettura, soprattutto alle persone meno apprensive.

L’occupazione del territorio è stata progressiva, inarrestata, e sembra inarrestabile. Non solo per l’organizzazione delle strutture malavitose, che si spartiscono il territorio e i settori di competenza. Anche per la compiacenza, necessaria, di tutti quelli che non possono fare a meno di integrarsi gradualmente con gli affari leciti delle varie malavite.

E’ ben vero che la Cassazione tende ad espandere con la più recente giurisprudenza il reato di riciclaggio. Ma è altrettanto vero che non si può imputare ad una popolazione incolpevole la disfunzione di decenni di tolleranza (nella migliore delle ipotesi). Il reato di riciclaggio si può non riconoscere e comunque le forniture e i servizi consentono di vivere o, almeno, di sopravvivere.

Non si può contrastare l’organizzazione colpendo, ogni tanto, i capri espiatori (gentilmente offerti) o persone estranee alle strutture malavitose. Perché certi fenomeni possono intuirsi, anche ascoltando la Sindaca e leggendo articoli e libri, ma il contrasto è dovere dello Stato e di chi lo rappresenta.

L’omertà nei territori occupati è un fenomeno che indigna, se non si pensa che la violazione dell’omertà è sanzionata dalle organizzazioni criminali con la pena capitale, come accade frequentemente, anche nei confronti dei congiunti che decidono di collaborare.

I fenomeni di degrado urbano, che non sono diretta espressione della malavita organizzata, allignano come reati di prossimità. Sono le piccole violenze quotidiane consumate ai danni della pace domestica di una società che sta cambiando velocemente senza essere preparata a reagire.

 

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