DI MAIO GIOCA DURO. MA NON SA CON QUALI CARTE SI GIOCA ALLE ELEZIONI.

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Domani finalmente si torna ad una quasi normalità, dopo una campagna elettorale molto spesso da avanspettacolo. Modalità, questa, tra le innovazioni portate da Grillo, che ha avuto in Di Maio una sicura spalla: ma non c’è molto da ridere.

Chi scrive si ricorda perfettamente uno spettacolo di Grillo al palazzo dello Sport, parecchi anni fa all’Eur. Lui non è cambiato. Il pubblico si divertiva delle sue lucide e roboanti filippiche contro un potere ed una società immobile, che assisteva nella vita reale  al fenomeno politico di Berlusconi. Il suo show alla televisione, alla fine del 2004, pur avendo grande successo, fu di fatto l’ultima apparizione televisiva. Nel 2007 dopo un intervento al Parlamento Europeo,  inaugurò la stagione del “Vaffanculo day”. Abbiamo seguito con curiosità ed interesse culturale la nascita del Movimento 5 Stelle (M5S) che sembrava un’ondata fresca nella palude della politica italiana e nel clima assolutamente tecnicista, a seguito della nomina del Governo Monti, dovuta ad una autentica tragedia economica partita nel 2008 negli USA. Spread, PIL, debito pubblico, inflazione sono i fondamentali delle scelte ancora oggi.

Ora, a 10 anni di distanza, ho l’impressione che  l’Elettorato italiano stia preparando un “vaffanculo day” al Capo Politico del M5S. Grillo infatti, è riuscito a vanificare quell’interesse suscitato nell’elettorato, il quale, complice l’incapacità dei partiti storici, aveva dato un’ampia fiducia al M5S.

La sceneggiata della nomina della scelta dei ministri di un probabile governo a guida M5S  non ha portato nuovi consensi verso un Elettorato che è si curioso,  ma molto prudente sulle novità che comportino  cambiamenti di regole istituzionali. Come poteva pensare, il Capo Politico del M5S, che un Elettorato che aveva bocciato con larga maggioranza la riforma costituzionale proposta da Renzi, potesse accettare, invece, un’innovativa procedura, non in linea con quella costituzionalmente prevista, di nomina del Governo, ancora prima della manifestazione di volontà popolare?

Fuori dal contesto dei sodali M5S non si è sentita una sola parola di sostegno alla teatrale procedura di nomina dei ministri selezionati da Di Maio. Con il risultato che, con molta probabilità – ovviamente il segreto dell’urna può dare sorprese – , il M5S sarà  ben lontano dal 40% dei consensi e, vista la sua rigida impostazione in tema di accordi in Parlamento, fuori da qualsiasi ipotesi di Governo, se non quella della opposizione. Ma l’elettorato M5S avrebbe voglia di governare e con questo Capo Politico il M5S starà per molto tempo fuori dalla possibilità di incidere sulle scelte fondamentali dell’Italia.

Prima Grillo, con l’abbandono di fatto della presenza politica e Di Maio poi – trascinato solo dall’entusiamo arrogante di chi per scelta “ divina” (della piattaforma Rosseau) è stato candidato per una missione impossibile: fare la rivoluzione in Italia –  hanno reso inutile la fiducia di una larga scelta dell’Elettorato. Con questo modo di fare, l’Elettorato giovane del M5S è semplicemente stato messo nella condizione di non contare.

Nel 1993, dopo la vittoria referendaria, Mario Segni aveva in mano l’Italia. Ma il suo successo, insieme a quello di Marco Pannella, non lo ricorda più nessuno e fu sconfitto dalla nuova legge elettorale: “il Mattarellum”. Di Maio non può averne  memoria – aveva meno di 10 anni – ma poteva leggere i libri di storia recente per capire che la sua deriva “autoritaria”  non piace all’Elettorato moderato, capace di fare le proprie valutazioni.

Premesso che se mi sbaglio non scriverò più di politica e mi atterrò solo alle mie competenze scientifiche, personalmente ritengo conclusa, in maniera negativa, l’opportunità che gli elettori M5S possano essere rappresentati in un Governo. E’ un peccato, poiché molte analisi lette nei documenti del M5S sono interessanti e degne di attenzione. Ma il Capo Politico, in questa ultima fase, ha più puntato alla sua onnipresenza nei media  che a far valorizzare i contenuti della proposta M5S, in un confronto con gli altri Partiti a cui non ha concesso la dignità di interlocutore diretto. E la sceneggiata della nomina dei futuri ministri, da accettare a scatola chiusa, è stato un insuccesso totale.

Il mazziere può dare le carte ma non stabilire quali carte dare ai giocatori ed in politica è molto difficile prevedere quali carte ci sono nel mazzo. Tanto più da un neofita che pensa di giocare a briscola quando invece è un tresette, magari con il “morto”. In questa campagna elettorale vincerà il “morto” cioè la maggioranza che non ci sarà. E il M5S, che ha rifiutato qualsiasi compromesso in partenza, dovrà scegliersi  un altro Capo Politico. Se lo trova.

 

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