M5S, la parabola del potere

Foto LaPresse/Emiliano Albensi
15/11/2013 Melfi
Grillo in Basilicata per Succede Tour 
Nella foto: uno dei momenti del tour di Beppe Grillo in Basilicata. Grillo è arrivato nella regione lucana per sostenere la candidatura di Piernicola Pedicini alle elezioni regionali. Qui il leader del Movimento Cinque Stelle incontra i cittadini davanti a Fenice, l'inceneritore dell'indotto Fiat di Melfi.Foto LaPresse/Emiliano Albensi
15/11/2013 MelfiMovimento 5 Stelle party leader Beppe Grillo campaign in Basilicata

Il M5S si è affermato con i Vaffa di Grillo e l’invocazione dell’onestà in Parlamento e nel Paese. Ha ottenuto un risultato imprevisto nella tornata elettorale del 2013 e un maggior successo nel 2018, non tale, però, da consentire la formazione di un Governo autonomo. Ora il M5S è alla prova del potere, in alleanza con la Lega nel Paese, in autonomia in due città capoluogo, Roma e Torino, e in città minori.

Se le aspettative dell’elettorato saranno soddisfatte, almeno in parte, gli esponenti espressi dal movimento (che Mieli dalle pagine del Corriere della Sera, sbagliando, non cessa di definire antisistema) rimarranno ai vertici del potere. In caso contrario, non subito, ovviamente, andranno a casa. Questo riguarda il governo centrale e il governo territoriale.

I segnali, in questo momento, non sono propizi. Non ci riferiamo alle manine che periodicamente insidiano il contratto di governo e innervosiscono Di Maio, né alle decisioni del premier Conte assunte in totale autonomia. Sono più insidiosi i segnali, apparentemente meno ingombranti, ma più ricorrenti, di una certa indifferenza al rispetto delle regole. Lo proviamo con due casi, diversi, ma entrambi emblematici.

Il caso Atac a Roma, complicato, non è stato scoperchiato dalla Sindaca Raggi come una scatola di tonno (quello che i parlamentari del movimento avevano dichiarato di voler fare in Parlamento nel 2013 e non hanno fatto). La Raggi se ne è guardata bene, ha differito di qualche decennio il credito del Comune nei confronti della società e l’ha affidata alle cure, costosette, del Tribunale, invece di rimediare alla gestione malmessa con mezzi propri, avvalendosi della capace collaborazione dell’assessore Colomban, ora cessata. L’unica voce dissenziente (debole), quella di Micaela Quintavalle, autista e sindacalista, è stata messa a tacere con il licenziamento, alla faccia della uniformità di trattamento dei dipendenti. In effetti, una beffa a carico dei cittadini e una prevaricazione a carico della dipendente!

A Torino la Sindaca Appendino ha gestito il licenziamento di massa ordito da Italiaonline (ex Seat Pagine Gialle), con sistemi “tradizionali”, denunciati in passato dal movimento, invece di contestare la liceità della scelta aziendale, avendo ampia materia a disposizione. Chi non ricorda, soprattutto a Torino, le traversie del caso Seat Pagine Gialle, denunciato proprio da noi! La Sindaca ha privilegiato il compromesso alla denuncia delle responsabilità, tra l’altro nei giorni in cui Boeri, presidente dell’Inps, si è scagliato contro la manovra del Governo.

Sono certe le due Sindache di avere assolto il proprio impegno politico e amministrativo in conformità alle regole, un tempo tanto care, e alle legittime attese dell’elettorato? Andiamo avanti.

Gli interessi dei consumatori e risparmiatori, affidati dalla legge alle associazioni confluite nel Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, che, pertanto, svolgono un ruolo di interesse pubblico, in realtà sono maltrattati e dimenticati. Eppure il Consiglio è presieduto dal ministro dello Sviluppo Economico (Di Maio) o da persona da lui delegata. Giriamo i quesiti alle persone interessate e al capo politico del M5S (Di Maio), con scarsa speranza di avere soddisfazione.

Infatti, il M5S a chiacchiere sostiene i principi della democrazia diretta, nella realtà, quando si presenta una esigenza di intervento, se non una emergenza vera e propria, gira la testa dall’altra parte. Questo comporta il tradimento dei principi, finora apprezzati e votati dagli elettori, consentendo di prefigurare la parabola del potere grillino.

 

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