Per l’Italia ci vuole una stabilità equilibrata

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La politica non si fa con le previsioni a lunga scadenza. Non in Italia, almeno. In altri Paesi, sì. Ad esempio, in Cina, dove la politica di Mao si è naturalmente evoluta in imperialismo, per il momento economico e tecnologico. Anche se gli Stati limitrofi hanno sperimentato l’aggressività militare della Cina attuale.

In Italia prevalgono le scelte tattiche, che di solito si riducono in conflitti di potere tra gli esponenti dei partiti, incoraggiati dai Paesi che, bene o male, adottano strategie di lungo termine.

In Europa, quasi tutti gli altri Stati hanno adottato strategie di lungo termine, diverse tra loro: Francia e Germania politiche (con qualche tentazione militare, vedi la campagna libica della Francia), Olanda e Svezia finanziarie, dispostissime a venire a patti con i Paesi forti (ad esempio, la Svezia nel rapporto con la Cina). Gli altri Paesi si arrangiano come possono, pur di farsi sentire.

Abbiamo già scritto sul mondo bipolare del giorno d’oggi, con i due protagonisti, Stati Uniti e Cina che, giustamente, non si fidano l’uno dell’altro, e si confrontano in tutti i modi, se non altro a scopo deterrente. La Russia (di Putin, è bene precisare, perché con un altro al posto suo non sarebbe la stessa cosa) è, per i due protagonisti, il terzo incomodo. Che soffia sul fuoco del Medio Oriente e coltiva ambizioni di nuovi equilibri mediterranei, insidiati da chiunque possa permettersi di alzare la voce, magari in falsetto.

E’ tempo che anche in Italia si esca dal servilismo nei confronti di questo o quel potentato, perché, oggi, le potenze egemoni non spendono per mantenere gli assetti, spendono per destabilizzarli. Che è tutto il contrario di ciò che serve all’Italia.

 

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