Lettera aperta alla Sindaca di Roma sul caso ATAC

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Gentile Sindaca Virginia Raggi,

mi permetto di intrattenerla brevemente sul tema di primario interesse pubblico cittadino, consistente nel servizio del trasporto urbano, svolto dall’azienda ATAC, costituita in società, ma in effetti dipendente dalla fiscalità generale dell’Erario romano, la cui gestione è attualmente allo studio degli esperti impegnati nella redazione del piano di risanamento, richiesto dalla procedura di concordato preventivo incardinata dinanzi al Tribunale di Roma, Sezione Fallimentare, volendo manifestare il mio disappunto che tale piano (finora giudicato inidoneo dal Collegio della Sezione) non sia stato messo a disposizione dei cittadini.

Si è appresa dalla stampa la notizia di tale inidoneità, ritenuta tale, dal Collegio, sulla base di un giudizio fortemente critico, unitamente al significativo impegno economico (12 milioni) assunto, sostanzialmente dal Comune, per la preparazione del piano, che – incidentalmente – non è l’unica, onerosa, spesa implicata dal ricorso alla procedura. Ad essa si aggiunge, infatti, la spesa dei 3 commissari nominati dal Tribunale e sono certo che non sono mancate e non mancheranno altre significative spese professionali.

Ignoro, come tutti gli altri cittadini romani, se lei abbia considerato, per la “rinascita” (cito dal suo annuncio dell’avvenuto ricorso al concordato) dell’ATAC, opzioni alternative al concordato preventivo, in prevenzione del notevole impegno di spesa, avvalendosi della struttura legale e della credibilità istituzionale del Comune. Così come ignoro se lei abbia tentato di rinegoziare le esposizioni debitorie nei confronti del sistema bancario, e con quale esito. La notizia trapelata sull’eccesso di zelo del dirigente di una primaria banca, apparsa intimidatoria ad un ufficio di Procura, non rende merito alla capacità negoziale del Comune, basata sulla rappresentazione della realtà operativa e dei rimedi legali consentiti, dovendosi, insieme alla negoziazione, presentare, concretamente, le ragioni di eventuali responsabilità delle parti impegnate nei contratti e le prospettive consentite dall’espletamento dei rimedi legali, nell’ambito di un attendibile piano di risanamento.

Mentre sono ben consapevole che la sua dichiarazione, che cito letteralmente “… in questi mesi abbiamo responsabilmente lavorato ad un progetto che secondo i giudici può essere percorribile così da mantenere saldamente ATAC in mano pubblica … continueremo a lavorare insieme al Tribunale per rendere ATAC una società sana ed efficiente …”, appare fuorviante e velleitaria, essendo precluso un impegno politico, collaborativo, al Tribunale, tenuto, piuttosto, in forza di legge e della costante enunciazione del corrispondente principio di  diritto, da parte della Suprema Corte di Cassazione, ad esercitare il vaglio di legittimità sulla gestione. In sostanza, il piano di risanamento proposto al Tribunale non può ignorare le cause della crisi e le eventuali questioni di responsabilità che ne dovessero emergere, dovendo proporre, oltre al rimedio, affidato alla negoziazione delle parti e/o al giudizio del Tribunale, il funzionamento della gestione in condizioni ordinarie.

Questo impegno professionale è evidentemente sfuggito, finora, agli esperti, posta la ritenuta inidoneità del piano. E – se mi permette – ci sono tutte le evidenze che anche lei abbia cambiato idee e propositi, rispetto alla annunciata “rinascita” dell’ATAC e alla funzione degli Uffici Giudiziari, visto il differimento del progetto di affrancamento della gestione dalla fiscalità generale, dal 2019 al 2021, ad epoca successiva, quindi, alla cessazione del suo mandato di Sindaca.

Non sono noti i dati utili, circostanziati, per esprimere un’opinione professionale sulla crisi e, come si diceva, non è noto nemmeno il piano (finora inidoneo), che dovrebbe contenere questi dati. Tuttavia, le notizie di ordine pubblico, oltre alla verifica empirica, quotidiana, della gestione (insoddisfacente), inerenti alla consistenza dei cespiti immobiliari (meno di 100 milioni? comunque soggetti agli oneri della eventuale trasformazione) e alla precarietà della flotta, rispetto al debito massiccio di circa 1,3 miliardi, non consentono di ritenere che il debito sia stato utilizzato a scopo di investimento nel trasporto urbano e possa essere smaltito mediante ricorso ad ammortamento, finanziato dalla gestione.

Mi scuso per averla intrattenuta ben oltre l’iniziale proposito e, tuttavia, confido di avere offerto a lei, al suo partito ed ai partiti che siedono nei banchi dell’opposizione, ampia materia di dibattito e di proposta concreta, costruttiva, alla cittadinanza, che, fiduciosa nel “cambiamento” (rectius nel miglioramento) e nel ripristino della legalità (che riguarda anche il corretto funzionamento della gestione in conformità alle leggi civili che presiedono i rapporti contrattuali, non esaurendosi, tale legittima ambizione, nel rispetto delle leggi penali), è accorsa numerosa alle urne per affidare a lei il mandato di Sindaca e al suo partito la maggioranza assoluta in Consiglio.

A distanza di quasi 2 anni, la maggioranza non ha prodotto il “cambiamento” sperato e il suo mandato non appare esente da critica, per i motivi  esplicitati nella presente lettera aperta e per gli altri motivi che giustificano le doglianze quotidiane dei cittadini romani. Tra l’altro – e concludo – i riferimenti nazionali del suo partito sembrano latitare, e non poco, rispetto ai guai di Roma Capitale. Non le chiedo se ciò abbia a che fare con il programma Rousseau o se la vicenda ATAC possa costituire un banco di prova delle competenze applicate dal partito nelle materie di interesse pubblico, perché immagino che lei non gradisca rispondere, assumendo la sua personale incompetenza al riguardo. Insisto a chiederle, invece, di pubblicare il piano di risanamento in corso di rielaborazione e, per confronto, la versione ritenuta inidonea dal Tribunale.

La ringrazio per la cortese attenzione e le porgo i migliori saluti del NUOVOMILLE.it e miei personali.

Ugo Scuro

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