L’emergenza va pianificata


La parola più ricorrente nei dibattiti sul contagio da coronavirus è “l’imprevedibilità” dell’emergenza, di solito pronunciata da burocrati e politici incapaci, a giustificazione dei ritardi e delle informazioni a senso alternato. L’emergenza, in effetti, deve essere ed è prevedibile. E non ci riferiamo ai disastri geologici del territorio, che nulla hanno a che vedere con i cosiddetti cambiamenti climatici, e molto riguardano abusi e stupidità. Ci riferiamo esattamente alla diffusione, volontaria o involontaria, di microrganismi, rispetto alla quale ci devono essere piani emergenziali, verificabili e attuabili, quanto meno per contenere e ridurre i danni. Non è teoria. In Italia, negli anni 80, quindi oltre 30 anni fa, una società pubblica, la Farmitalia Carlo Erba, nota come impresa farmaceutica, ma impegnata anche nel settore nucleare, biologico e chimico, ha lavorato, con gli strumenti dell’epoca, alla predisposizione di piani di emergenza attuabili, per offrire un servizio e per formare una competenza nazionale. Che oggi si sarebbe dimostrata preziosa e molto redditizia. L’attività della Farmitalia non è stata apprezzata, manco a dirlo, e la società è stata distrutta, con il ricorso al primo esperimento noto di leveraged buy out in Italia. La cultura dell’emergenza si sostanzia in piani attuabili, non cervellotici, ma è disprezzata in Italia, anche nelle alte sfere, che più dovrebbero preparare le condizioni, anche per affrontare situazioni eccezionali. Che in Italia dilagano, nei più svariati settori. Ricordiamo che è durata mesi la campagna politica contro l’affidamento di un ministero a Paolo Savona, “colpevole” di avere favorito la preparazione di un piano B (emergenziale) di uscita dall’euro. Non sappiamo se in Banca d’Italia ci sia un piano del genere. Ci auguriamo di sì, e non perché l’esistenza di un piano, che – se ben fatto – coinvolge competenze e cultura, ne comporti necessariamente l’adozione. Ma, in caso di necessità, il piano c’è. Ricordiamolo, quando ascoltiamo l’idiota di turno in televisione.

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