Le fantasie dei Cinque Stelle sulla prescrizione


Il mondo giudiziario si è schierato contro la balzana riforma della prescrizione penale, arrangiata a fini ideologici dai Cinque Stelle, ignari della complessità del diritto. Sia a Roma che a Milano, nella cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, gli interventi dei magistrati relatori non si sono trincerati dietro ad ambiguità. Hanno detto chiaramente che la riforma della prescrizione è sbagliata.

Il carico dei processi sarebbe insostenibile e il disordine, alla fin fine, toglierebbe giustizia, invece di assicurarla. Il nodo è rappresentato dagli eccessi di indagine, spesso molto costosi e improduttivi. A Milano ha preso la parola un attonito ministro Bonafede, che non si aspettava la presa di posizione di giudici e avvocati, per anticipare un ripensamento, nella prospettiva quanto meno di un differimento della riforma.

Gli avvocati, a Milano, si sono resi protagonisti di una contestazione annunciata nei confronti di Davigo, giudice di Cassazione e membro togato del Csm, che nei giorni scorsi non aveva lesinato giudizi critici sul ruolo dell’avvocato nel processo, suscitando l’indignazione delle Camere Penali di Milano. Gli avvocati hanno lasciato l’aula sventolando la citazione degli articoli della Costituzione che garantiscono la presunzione di innocenza e il diritto di difesa nel processo penale (e civile, che viene troppo spesso dimenticato).

La polemica proseguirà nei prossimi giorni. Le fantasie dei Cinque Stelle, abbandonati dai loro elettori e isolati nell’alleanza di governo, si smorzeranno, se qualcuno gli farà capire che il corretto funzionamento dell’ordinamento giudiziario è garanzia di democrazia e che la sfiducia dei cittadini nella giustizia è il sintomo – non l’unico – del malessere sociale che ha investito il Paese da troppo tempo.

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