Le disuguaglianze pregiudicano la tenuta democratica

Inequality

La campagna elettorale in corso si distingue tra tutte quelle degli ultimi decenni per la distanza tra partiti ed elettori, che infatti non votano, e per il disinteresse della Politica per i tanti, irrisolti problemi del Paese. Primo tra tutti le disuguaglianze sempre più profonde della società italiana, che si sarebbero potute e dovute evitare con la semplice applicazione della legge, tempestivamente, non con anni di ritardo. Ci riferiamo ai dissesti bancari, che sono i più evidenti, ma non sono mancati altri gravissimi dissesti, meno noti, meno illuminati dalla stampa, che hanno penalizzato l’economia e il risparmio.

La Commissione Banche ha messo in luce, nella Relazione di fine lavori, le omissioni degli enti di controllo, pur ricorrendo all’edulcorato linguaggio parlamentare: “l’esercizio dell’attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace”, “la Consob, dotata di questi maggiori poteri, non pare averli utilizzati adeguatamente”. La legge elettorale, che manderà in Parlamento 630 deputati e 315 senatori, ha aumentato il distacco, dagli elettori, dei candidati, nominati dalle Segreterie dei partiti. I candidati non hanno bisogno di essere conosciuti e apprezzati. Esattamente quello che il sistema uninominale della battaglia referendaria intestata a Segni, ma a cui concorse anche il M.i.l.l.e. – Movimento per l’Italia Libera nella Libera Europa, intendeva evitare. Il Presidente del Consiglio doveva essere il Sindaco di Italia. Ma dal Mattarellum in poi, i partiti hanno elaborato proposte e leggi elettorali utili soltanto alle loro esigenze contingenti, passando per il Porcellum. 

 L’effetto devastante è il rancore degli italiani per i politici, che si esprime anche in modi brutali, soprattutto a carico delle personalità più note, ma che, in realtà, avvolge anche l’ultimo consigliere municipale. I politici sono disistimati dagli italiani e, apparentemente, fanno di tutto non per conquistarne la stima, ma soltanto il voto, ricorrendo a promesse bislacche, che non possono essere mantenute. E’ una realtà soltanto italiana. Non accade questo nel resto dei Paesi democratici occidentali. Riferiamo della recente esperienza di un nostro contatto con un noto Parlamentare inglese. Nel web c’è l’indirizzo mail (vi sfidiamo a cercare quello di un qualsiasi Parlamentare italiano), che corrisponde effettivamente alla persona e che funziona. Dopo pochi secondi dall’invio, una risposta automatica chiede se chi scrive è un constituent (non dice elettore), perché al cittadino è attribuita, nella forma e nella sostanza, la qualità di partecipante costitutivo alla società inglese. Un constituent che vota per realizzare il progetto proposto dal candidato al Parlamento. Che risiede nel territorio, a cui appartiene il cittadino che vota e che considera il “suo” MP, Member of Parliament, il candidato eletto, a prescindere dal partito e dal votoNon è esattamente quello che succede in Italia, caratterizzata o da rapporti clientelari inconfessabili, dal voto di scambio e dalla corruzione, o da un assoluto distacco tra cittadini e candidati.

Bisogna ripartire dalla legge elettorale, dall’insediamento della politica nel territorio (i Parlamentari hanno ampie risorse a disposizione che devono impiegare per l’impegno politico, non per se stessi) e dal rapporto tra elettori (o cittadini costituenti) e Parlamentare di prossimità, quale che sia il partito di appartenenza, per eliminare le disuguaglianze che inquinano la comunità nazionale e che pregiudicano la tenuta democratica del Paese.

 

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