Le carte di Moro e di Andreotti


Anche i millennials sanno chi sono stati Moro e Andreotti. Moro è stato assassinato dalle Brigate Rosse dopo quasi 3 mesi di prigionia nel 1978. Andreotti, sostenitore  allora della linea della fermezza rispetto alla trattativa per il riscatto, che alcune personalità della politica avrebbero voluto, è morto nel 2013, dopo una stagione di processi infamanti (per associazione esterna di stampo mafioso), che lo hanno completamente assolto, consentendogli di conservare la piena dignità personale, seppure non l’originario prestigio, fino alla fine dei suoi giorni.

Per la liberazione di Moro si spese anche Papa Paolo VI, amico di Moro fin dai tempi della Fuci, organizzazione giovanile democristiana in cui entrambi avevano militato. In realtà, il Papa, per Moro, non si spese solo con le dichiarazioni (pure preziose, indimenticabile il discorso con cui si rivolse direttamente agli “uomini delle Brigate Rosse”). Mise a disposizione per i contatti un giovane sacerdote e raccolse il riscatto, un importo sostenuto che – così si disse – venne pagato. Ma Moro venne ugualmente ucciso. Del riscatto, in seguito, non si è saputo granché.

Moro dal carcere scrisse numerose lettere, in parte recapitate e commentate a mezzo stampa, in parte ritrovate in circostanze avventurose, mai spiegate. Le lettere recapitate sono comprensibilmente drammatiche, rivolte alla famiglia, agli esponenti politici, alla società civile. In varie lettere Moro annuncia l’apocalisse che sarebbe seguita alla sua morte.

Allora l’annuncio suonò tragico, ma eccessivo, giustificato dalla prigionia e dalla prospettiva della morte, che, infatti, ebbe luogo. Ora, si capisce molto di più, e, alla luce degli eventi drammatici che l’Italia vive dagli anni 90, assumono consistenza.

Tanto più che – secondo una certa versione – Moro non venne catturato in via Fani, dove trovò la morte la sua scorta, ma venne prelevato, con l’inganno, grazie a complicità eccellenti, nella chiesa in cui si raccoglieva all’inizio della giornata. La scorta, con le mitragliette nel portabagagli, venne sterminata perché non parlasse.

Sulle carte di Moro è fiorita un’ampia letteratura, e non vogliamo, al momento, aggiungere altro. Mentre le carte di Andreotti, i Diari di cui ci ha scritto anche il figlio Stefano, trattano, in quanto diari, la cronaca politica vista dall’illustre redattore e la sua vicenda personale. Ma riteniamo che, vista l’intelligenza di Andreotti, nelle carte si possano rinvenire segnali destinati ai posteri, se non altro a memoria della sua perspicacia e della dedizione al Paese.

Con questa aspettativa, se Stefano Andreotti ci conferma l’accesso ai documenti, cercheremo di rendere un servizio alla storia, ai nostri lettori e, nel nostro piccolo, ai concittadini italiani.        

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