Le bimbe di Conte


Anche Conte non sfugge alla legge spietata della popolarità, e a volte della impopolarità, che lo rende, di volta in volta, oggetto del desiderio oppure capro espiatorio delle difficoltà in cui si trova il Paese. E quindi gli sono toccati gli improperi, quando lui si aspettava gli applausi.

E, d’altra parte, solleticano il suo orgoglio di maschio azzimato le bimbe che si sono costituite in fan club e lo assediano all’uscita di Palazzo Chigi e degli altri luoghi istituzionali.

Non tutte belline, per la verità, ma sorridenti e ben vestite, un po’ demodé, le bimbe gli chiedono selfie e dichiarazioni ad personam, che rilanciano nell’etere. Conte si sente visibilmente a suo agio più quando è lusingato, che quando è insultato. E questo è anche un segnale politico, per quelli che ricordano i politici di altri tempi, che si sollazzavano appena potevano (uno per tutti, De Michelis), ma non si sottraevano alla contesa.

Chi – degli anziani – non ricorda Fanfani che, negli anni 80, insultato al congresso della DC, fronteggiò la platea ringhiando che, se non fosse stato anche per lui, loro non sarebbero stati lì e non avrebbero avuto la libertà democratica di denigrarlo.

Conte, invece, è più personaggio da applauso, che da arena di combattimento, anche se nel suo linguaggio – o in quello di Casalino – non mancano i riferimenti al gergo della lotta, e quindi la potenza di fuoco, gli strumenti inusitati di contrasto, e via dicendo, ricorrenti nelle sue dichiarazioni. L’enfasi eccessiva gli viene rimproverata dai pensatori moder

ati e riflessivi, ma Conte sa che il voto non gli verrà dagli intellettuali, pur facendone parte. Basteranno le bimbe a fare l’elettorato di Conte? Certamente no. Abbiamo verificato che le sardine, che hanno avuto ben altra visibilità sotto le elezioni, si sono ben presto spiaggiate, secondo previsioni.

C’è un retroterra poco visibile di intellighenzia nazionale e internazionale che si potrebbe schierare con Conte, togliendo, però, ad altri. Calenda, Renzi e Berlusconi gravitano nell’area dei simpatizzanti di Conte, e non sono certo tipi disposti a fare accordi (non Renzi, né Berlusconi, Calenda forse) di compromesso, se non strumentali alla loro sopravvivenza e al loro potere. Se le mediazioni servono per dare un po’ di biada all’elettorato, sì. Se no, ognuno per sé e Dio per tutti. Nel caso in cui Dio decida di abbandonare definitivamente il popolo italiano al suo destino.    

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