L’affaire Sea Watch si complica, lesi principi costituzionali

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Salvini ha deciso di non sottoporsi spontaneamente al processo penale per la questione della nave Diciotti, sostanzialmente perché violerebbe la legge.

Lo ha dichiarato chiaro e tondo in una lettera aperta al Corriere della Sera, in cui ha spiegato ai lettori (ampiamente disinformati dalla stampa antigovernativa) di avere agito in qualità di ministro, e non di privato cittadino, in adempimento del mandato elettorale e del programma di governo, a tutela del preminente interesse pubblico consistente nella difesa delle frontiere e del territorio dello Stato.

L’autorizzazione a procedere, prevista da legge di rango costituzionale, deve essere negata, secondo Salvini, che conclude così: “non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro, sono convinto di avere agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato, rifarei tutto e non mollo”. La sua posizione è chiara.

Si è reso conto che la legge, in tutte le sue forme, deve essere rispettata, a tutela, aggiungiamo noi, del preminente interesse pubblico che un ministro svolga indisturbato la sua funzione, in conformità al mandato ricevuto (che, rispetto al fenomeno migratorio, è molto chiaro). Noi, anzi, siamo anche più “formalisti” di Salvini e del Governo, in questa circostanza, perché riteniamo che tutti i passaggi di legge debbano essere fatti, nel rispetto dell’Ordinamento, e che il conflitto di attribuzione, dinanzi alla Corte Costituzionale, previsto dalla Costituzione, debba essere sollevato dal Governo prima di ogni altra attività.

Abbiamo già scritto che la magistratura è giustamente gelosa delle proprie prerogative e non ammette invasioni di campo. Parimenti deve essere per gli altri poteri, in particolare per il Governo in questo frangente storico, molto delicato. Non ci sono precedenti noti nella storia della Repubblica, che un ministro venga incriminato per scelte e attività di governo.

Ci chiediamo se il Tribunale dei Ministri vorrà insistere nella sua ipotesi accusatoria, dinanzi all’evidenza del difetto di giurisdizione. In tal caso, vista anche l’attenzione continua dell’opinione pubblica su questa vicenda, si porrebbe un grave caso di interferenza tra poteri, lesivo dei principi costituzionali, di difficile sanabilità.

 

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