La verità dell’Espresso sulla Lega

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“La verità, oltre il buio” ha titolato Marco Damilano, direttore dell’Espresso, e ha raccontato la sua verità sui rapporti “inquietanti” tra la Lega e il Cremlino. Andiamo in ordine. Che un partito, in particolare di governo, possa avere un’interlocuzione diretta con i rappresentanti di uno Stato estero, non è per niente inquietante. Rientra nella fisiologia della politica.

Per restare in Italia, la Democrazia Cristiana ha intrattenuto rapporti con gli Stati Uniti e con fondazioni “caritatevoli” americane per decenni. Analogamente il Pci aveva rapporti stabili con l’Unione Sovietica, qualche volta pericolosi, se è vero che Berlinguer, protagonista dell’eurocomunismo, rischiò seriamente la vita in un incidente stradale in Bulgaria. Comunque rapporti finanziati, tramite architetture di affari veicolati dalle cooperative rosse, narrati in vari libri.

Il Pd di oggi, erede di quel Pci e di spezzoni della Democrazia Cristiana, intrattiene, tramite gli esponenti di punta, rapporti in Cina, negli Stati Uniti, nei Paesi europei, e nessuno gliene fa una colpa. La Boldrini, per dirne un’altra, illustre sconosciuta in Italia, avendo svolto a lungo attività di volontariato in Ong estere, sostanzialmente a digiuno di politica, peraltro come molti esponenti del M5S, è diventata, in un colpo solo, deputata e Presidente della Camera. Nulla di male. Anche Irene Pivetti ha avuto la stessa buona sorte. Però, bisogna dire a sua “discolpa”, che macinava politica da parecchio tempo.

Il Parlamento italiano ne ha viste di molto peggio. Sono stati parlamentari malviventi di tutte le risme e il Parlamento, per fortuna, ha resistito. Speriamo che continui a reggere, per il bene della democrazia.

Ma, per tornare alla verità di Damilano e dell’Espresso, non manca, nella rubrica “Prima Pagina”, sempre dedicata alla Lega, il condimento del giornalismo investigativo. Lievemente autocelebrativo, il giornalista ricorda il ruolo della stampa, come “cane da guardia” della democrazia, e rievoca i bei tempi andati: “L’Espresso in 60 anni di vita ha sempre cercato di restituire qualche verità, anche quando il Paese ha avuto paura di conoscerle”. 

Chi scrive è tra coloro che hanno letto l’Espresso e la Repubblica regolarmente per anni, poi non ce l’ha fatta più. Il passaggio dalle inchieste sulla “razza padrona” (i padroni delle ferriere degli anni 60 e 70) alla politica, sostanzialmente partecipata, in base agli umori ondivaghi di Scalfari e Caracciolo, intelligenti e capaci, ma dotati di un eccesso di autostima, è stato micidiale per entrambi i giornali. Scalfari ha fatto appena in tempo a consegnare il pacchetto di controllo a De Benedetti, ricavandone un notevole gruzzolo, e poi è seguita la decadenza.

L’Espresso vuole fare veramente giornalismo investigativo? La lettura delle nostre inchieste gli potrebbe fornire qualche spunto. E altri gliene potremmo dare volentieri. Non siamo gelosi.

 

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