Di là da venire il governo del cambiamento

mattarella-conte

La sfida del prossimo governo, quale che sia, e di tutte le istituzioni, Presidenza della Repubblica compresa, dovrà essere una rinnovata tutela dei principi democratici, che nella Costituzione italiana si esprimono nelle libertà (di opinione, di associazione, di impresa) e nell’uguaglianza, declinata nella formula delle pari opportunità.

Prima di tutto, governo e istituzioni dovranno prendere atto che la crisi della democrazia è provocata in Italia dalla domanda di azione pubblica, insoddisfatta per la risposta inadeguata di governo (di tutti i governi dal 1994 in poi) e istituzioni, economiche e non solo.

La responsabilità viene attribuita, di solito, al mondo globalizzato, e, in particolare, alla domanda di sviluppo e, in molti casi, di civiltà dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo. In realtà, nella gran parte dei Paesi che hanno tratto vantaggio dalla globalizzazione, le popolazioni continuano a mangiare poco e male e ad essere afflitte da malattie, molte delle quali in Occidente sono curate efficacemente. I governi, invece, si sono arricchiti e sono rimasti o sono diventati autoritari o totalitari.

La nuova ricchezza non è stata distribuita, ma è stata concentrata in poche mani, che ne dispongono a proprio piacimento, di solito per aumentare il proprio potere, riducendo perfino le garanzie dei diritti umani. Paolo Ungari, in Italia, difensore dei diritti umani, aveva denunciato questa tendenza e, nel 1999, è stato ucciso.

Quale risposta dovranno dare governo e istituzioni alla domanda insoddisfatta di azione pubblica? Non solo il contrasto alla migrazione incontrollata, che è stato il cavallo di battaglia di Salvini, molto apprezzato dall’opinione pubblica. Dovrà essere tutelata la ricchezza nazionale, in forma di risparmio e di produzione. Dal 1994 in poi è successo tutto il contrario.

Dovranno essere definiti e indicati chiaramente ai cittadini gli interessi nazionali. Questi interessi dovranno essere difesi in tutte le forme della politica e dell’amministrazione, su tutti i tavoli. Dovrà essere consentito ai cittadini il controllo democratico delle attività di governo. L’ostruzionismo opposto al controllo democratico (abitudine consolidata del potere) dovrà essere stroncato fin dalla prima segnalazione. Allora il governo potrà dirsi del cambiamento e l’Italia potrà tornare a crescere.

 

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