La stampa al potere


C’è stato il tempo degli avvocati, che numerosi occupavano gli scranni parlamentari di tutti i partiti, perché avevano maggiore dimestichezza di altre categorie professionali con i preziosismi del linguaggio pubblico.

Con il ricambio del ceto politico e l’avvento di personale sfrontato, ma poco avvezzo ad arti e mestieri, gli esperti di comunicazione e in particolare i giornalisti si sono affollati nei vestiboli del potere, conquistando posizioni che, un tempo, non avrebbero nemmeno sognato.

Ed è così evidente questa evoluzione di sistema, provocata anche dalla scomparsa delle scuole di partito, che i conduttori più noti si candidano in pectore alla scalata del potere, creando un gruppo di ospiti – interlocutori più o meno stabili che sostengono il loro progetto, proponendosi a loro volta.

Paragone, con La Gabbia su La 7 (cucita sulla sua persona), è l’esempio più calzante. Con la sua elezione al Senato, la trasmissione, infatti, è scomparsa. Ora incalzano Porro con Quarta Repubblica su Rete 4 e Giletti con Non è l’Arena su La 7. Giletti ha perfino la scorta, quindi la sua scalata procede benissimo.

Avviene anche che politici marginalizzati si accostino alla comunicazione, avvalendosi del volto noto. Nunzia Di Girolamo è il caso più evidente, sulla scia dell’esperienza molto nota e non particolarmente felice di Irene Pivetti (auguriamo alla Di Girolamo esiti diversi). Gli analisti, poi, sono quasi esclusivamente giornalisti, come se l’informazione comporti una capacità di lettura e di visione che sfugge ad altri osservatori.

I risultati dell’attività parlamentare di questa nuova leva è, di solito, molto modesta. Non si è capaci perché si è noti. Le scuole di partito (con tante degenerazioni) selezionavano un tempo il ceto politico dirigente, sconosciuto finché non ne parlavano i giornali (e molto meno le televisioni), a favore o contro, per l’attività svolta, in cui le boutade avevano ben poco diritto di accesso.

Non siamo fan del passato – e lo abbiamo scritto – ma vorremmo che il futuro della politica e del Paese fosse affidato a persone capaci, non necessariamente note. Che è tutto il contrario di quello che accade.   

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*