La politica secondo Lapo Elkann

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La politica non è un gioco. Bisogna saperla fare, avere pratica e competenza (e stomaco). I politici più in vista della Prima Repubblica avevano frequentato le sezioni della Dc e del Pci con i calzoni corti. Poi c’erano le scuole: le Frattocchie per il Pci, le parrocchie e il Vaticano per la Dc (da dove sono usciti, tanto per fare un esempio, Andreotti e Moro).

Il cambio, nel 1994, ha favorito i neofiti, di diversa provenienza: Berlusconi, primo tra tutti, che ha capito ben presto la differenza tra politica e impresa. L’arrembaggio dei neofiti di destra e di sinistra, però, ha nuociuto a loro e al Paese, dando spazio all’affermazione dei Cinque Stelle, il trionfo dell’incompetenza. Talvolta dell’idiozia.

Ci riferiamo ai terrapiattisti e ai no vax. La politica del Bar Sport così è decollata. Si può dire tutto di tutto, in nome di un non meglio precisato buon senso o della (propria) morale. Naturalmente sono fiorite le polemiche tra tutti, in tutti i campi.

Anche tra Lapo Elkann e Salvini: il primo indiscutibilmente un uomo di mondo, il secondo un politico di lungo corso. Quindi, due diverse culture, due diverse preparazioni. Nessuno direbbe che Lapo possa svolgere un ruolo in politica. Tant’è che quando si è proposto di fare (gratuitamente) l’ambasciatore della produzione italiana nel mondo, non ha raccolto molto credito.

Eppure Lapo non ha desistito, e, in polemica con Salvini sul tema della migrazione, dopo uno scambio di reciproci “complimenti”, ha rivendicato la sua eccellente preparazione in politica, e forse la primazia, per aver avuto il “privilegio di lavorare per due anni come assistente di Henry Kissinger … con tutto il rispetto per loro (Salvini e altri, ndr.) penso che il cervello di Kissinger a confronto del loro sia uno giocare in serie A e l’altro giocare in serie B”.

Non discutiamo, per essere chiari, le capacità di Kissinger, che, in coppia con Nixon, aprì la Cina al mondo (e il mondo alla Cina: non sappiamo se, come americano, si sia pentito). Discutiamo, però, il paragone.

Un uomo pubblico, così come una donna pubblica, è il frutto dell’ambiente e dell’esperienza, oltre che dei propri geni applicati. L’esponente politico di un qualsiasi Paese di secondo piano, rispetto ai tre grandi protagonisti attuali, Stati Uniti, Cina e Russia, è considerato, ed è, meno influente di Trump, Xi Jinping e Putin, non necessariamente perché sia meno capace come persona. Lo stesso Putin, rispetto agli altri due, è in posizione di relativo svantaggio, ed è stato straordinariamente bravo a far riprendere quota alla Russia, in pochi anni, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e gli anni dell’assalto alla diligenza da parte dei capataz, attuali oligarchi.

Di Kissinger, per dirla tutta, è nota e apprezzabile anche l’attività divulgativa, in alcuni momenti fortemente critica nei confronti delle amministrazioni successive a Reagan e a Bush senior. Quindi, anche all’interno dei grandi Paese, c’è qualcuno più o meno uguale dei concorrenti.

 

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