La morale del caso Cucchi

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“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” ha scritto Brecht, intendendo che un sistema civile non si può basare sull’abnegazione di poche persone per funzionare come si deve, secondo la legge. L’esperienza del caso Cucchi, invece, dice tutto il contrario.

Ilaria Cucchi, intervistata da Vespa a Porta a Porta la stessa sera della sentenza di condanna dei due carabinieri responsabili del pestaggio, ha dichiarato apertamente che, senza l’eroismo dell’avvocato, difensore di parte civile, e del consulente di parte, medico anatomopatologo (e suo personale eroismo, aggiungiamo noi), la verità giudiziaria sarebbe stata ben diversa.

Avrebbe ucciso Stefano due volte, malgrado l’eloquenza del corpo martoriato e la risibilità delle “spiegazioni” mediche per le fratture e i segni delle percosse. Il sistema delle complicità ha prevalso per anni, finché le capacità e l’abnegazione dell’avvocato, del medico e di Ilaria hanno avuto la meglio.

Non è stato indenne dall’omertà complice anche il personale medico che ha visitato Stefano nei giorni precedenti la morte. La Corte ha riconosciuto la prescrizione agli imputati, non ha assolto (con un’unica eccezione). Alla fine, quindi, il sistema ha funzionato.

Se una lezione si può trarre da questo e da altri noti casi giudiziari, controversi fino alla fine, quindi, è che l’eroismo è faticoso, ma paga.

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